I POMI DI TOSCANA A PALAZZO MADAMA

Martedì, 26. Gennaio 2016 - 17:13

di LORENZA VITALI Pomi, frutti e ortaggi dalle forme stravaganti e bizzarre nei dipinti di Bartolomeo Bimbi per la famiglia Medici:  negli stessi giorni in cui ad Alba parte la selezioni italiana del noto premio di Alta Cucina “Bocuse d’Or”, inaugura questa curiosa mostra che con la gastronomia ha molto a che vedere. Siamo a  Torino, capitale della piemontesità, nel cuore della città a Palazzo Madama, naturalmente in Piazza Castello.  Dal 29 gennaio  all’11 aprile 2016. Mi sta particolarmente a cuore sia il soggetto, sia la location, il quartiere dove sono nata. Antichi tartufi, zucche e cocomeri enormi, strani cavolfiori, grosse albicocche, limoni cedrati giganti; e ancora cardi, meloni, fave, spighe di grano, grappoli d’uva, pere, datteri, barbabietole, girasoli, cavoli, funghi, castagne. Ecco i protagonisti dell’eccentrica natura ritratta da Bartolomeo Bimbi per la potente famiglia mecenate fiorentina. Il Bimbi (Firenze 1648 - 1730) fu abile pittore, maestro nel raffigurare la natura nelle sue molteplici forme. Colori, profumi, sapori quasi escono dalle tele. Lavorò alla corte del Granduca Cosimo III, amante delle piante e dei loro frutti, specchio della magnificenza divina, tanto da seguirne personalmente la coltivazione e la crescita. Appassionato di fruttifere, fece arrivare nuove specie e varietà da tutto il mondo. E iniziò insieme al botanico di corte, Pier Antonio Micheli, un grande lavoro di catalogazione sistematica organizzato per specie, stagione, provenienza. documentò così in straordinari dipinti la diversità vegetale e colturale che tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento era a disposizione negli immensi terreni della corte medicea, dove si sperimentavano nuovi innesti, essenze e sementi sconosciute, come racconta Baldinucci, il biografo del Bimbi, “…sì come questo luogo era ed è ripieno di tutte le sorti di frutti, di agrumi, d’uve e fiori che finora si sono potute trovare …”. Non solo, a corte arrivavano gli esemplari più stravaganti e bizzarri, per forma, colore, dimensioni, esemplari che venivano subito documentati su tela dal Bimbi, come racconta ancora il suo biografo: “non capitò mai frutta forestiera e stravagante che Sua Altezza Reale non la mandasse subito a farne fare il ritratto al Bimbi, per collocarsi poi in detto casino (Villa La Topaia), col dovuto e destinato ordine, al luogo suo”.Il frutto di questo grande lavoro di catalogazione scientifica è un corpus di opere unico nel panorama pittorico italiano, annoverabile tra i vertici della pittura di natura morta dell’epoca, oggi conservato al Museo di Storia Naturale dell’Università degli studi di Firenze e al Museo della natura morta nella Villa Medicea di Poggio a Caiano, da cui provengono i 25 dipinti in mostra a Palazzo Madama. Accanto ai dipinti, ad arricchire il percorso in mostra, con un allestimento scenografico e spettacolare nella settecentesca Sala delle Quattro Stagioni, anche una sessantina di magnifici modelli in cera raffiguranti frutti a grandezza naturale sempre provenienti dal museo universitario fiorentino. Le riproduzioni, realizzate da alcuni sapienti ceraioli come Clemente Susini, Francesco Calenzuoli, Luigi Calamai, costituiscono una collezione unica al mondo per bellezza e rigore scientifico.  A completare l’esposizione anche trenta raffigurazioni in cera provenienti dal Museo della Frutta Francesco Garner Valletti di Torino, insomma frutti così belli da sembrar veri che farebbero invidia anche agli chef in gara al Bocuse d'Or.....     

LA RECENSIONE CHE NON AVREI MAI VOLUTO FARE

Mercoledì, 18. Novembre 2015 - 18:53

di LORENZA VITALI Pierre Innocenti e suo cugino Stephane Albertini sono morti venerdì  scorso  a Parigi durante l'attacco al Bataclan  che ha fatto 89 morti. Erano imprenditori della nota pizzeria “Chez Livio” a Neuilly-sur-Seine, ben noti del mondo dello spettacolo e tra gli abitanti di Neuilly.Il loro locale, considerato un'istituzione, è un luogo conviviale che i clienti abituali amavano frequentare anche a pranzo la domenica, per ritrovare quell’idea di calore, convivialità, sapori genuini e semplici che i francesi ricercano nella loro idea di cucina italiana: ossobuco, pizza, carpaccio, frittura di pesce, paste fresche.  Fondata più di cinquanta anni da Livio Innocenti, arrivato dalla Toscana (Montecatini)  per sfuggire ai fascisti, raggiunse con la giovane moglie veneta il fratello a Parigi,  la pizzeria di Livio è poi passata nelle mani dei figli Vittorio e Alfio, poi in quelle dei nipoti.  Il ristorante era diventato un punto di riferimento per tutta la città e anche per certe celebrità - come i giocatori del PSG, ma vi hanno spesso pranzato Brigitte Bardot, Sarkozy, Ibrahimovic, . Naturalmente il giorno successivo all’attentato il ristorante di Neuilly, le cui serrande sono rimaste abbassate in segno di lutto, ha ricevuto  numerosi messaggi, fiori candele,  in memoria questi due giovani uomini, molto popolari tra i clienti. Stephane, sposato e padre da poco,  era a detta di tutti un uomo di bontà e di un fascino incredibile", scrive Le Figaro. Quanto a Pierre, 40, sportivo convinto, amava paracadutismo e il windsurf che praticava ad alti livelli, la musica, lo stile di vita “Rock” come l’ultimo post che ha pubblicato un momento prima di entrare al Bataclan. Questa è la recensione di un ristorante che non avrei mai voluto scrivere. 

PROFUMO DI BICERIN.....

Giovedì, 5. Novembre 2015 - 16:29

 di LORENZA VITALI E’ mancata Marité Costa alcuni mesi fa. Ai più forse questo nome non dirà molto ma  una nota testata giornalistica di quella donna dalla forte personalità che negli ultimi trent’anni ha guidato il Caffè per antonomasia di Torino era l’anima del Bicerin, ne scriveva come segue: “Maritè Costa non c’è più, fiaccata dalla lotta contro una lunga malattia, e lascia orfano uno dei caffè più noti d’Italia, sin dall’Ottocento gestito da donne (tra loro le signore Cavalli, Ida e Olga, conosciute in tutta Torino, che lo manterranno fino all’arrivo […]  Il Bicerin é lo storico Caffè di piazza della Consolata che nel 2013 ha compiuto 250 anni, un piccolo locale che la sua ultima responsabile è riuscita a gestire in maniera esemplare e che oggi vive nel segno della continuità grazie al marito, il dottor Landi, che ha ricostituito una nuova società composta dalle stesse persone che lavoravano all’interno. Va riconosciuto a Marité il fatto che in tanti anni non ha mai ritoccato il locale e ha mantenuto riti antichi come anche la colazione a candele accese.  Io, sin da ragazza giovanissima,  amavo varcare la soglia dell’elegante Caffè Confetteria con l’insegna di ferro smaltato accanto alla  Consolata: passavo molto tempo nel suo locale per assaporare un’atmosfera riscaldata dalla luce della candele accese (è vero, anche all’ora della prima colazione!)  e odorosa della cera d’api usata ogni giorno per mantenere impeccabili le boiserie, specchi, tappeti rossi sul pavimento di legno scricchiolante consumato dai passi di intere generazioni: quanti ricordi! La STORIA: Il Bicerin, nato nel 1763, deve il nome all’iconica bevanda torinese a base di cioccolata, caffè e fior di latte, preparata ad arte secondo l’antica e misteriosa ricetta rigorosamente da sorseggiare in piccoli bicchieri. Da sempre il Caffè è stato amato da tutti i torinesi, ma è sempre stato il punto di riferimento di personaggi storici che vanno dal Conte di Cavour a Puccini, passando per Silvio Pellico, Nietzsche; Macario, Gozzano, Calvino, Wanda Osiris e Mario Soldati ma continua ad affascinare il pubblico eterogeneo che in inverno affolla i tavolini in marmo circondati,  dalle signore della Torino bene – le cosiddette in dialetto “Madamine” alle generazioni più giovani. Tutti ammirati nel godere della memoria di un tempo andato, che rivive nei vasi di confetti e pastiglie Leone allineati sul bancone, nelle scatole di latta di biscotti Krumiri dietro le vetrine, nelle bottiglie di vermouth e rosolio, nella grande macchina del caffè che giganteggia sul banco, dai nove tipi di zabaglione alla cioccolata da bere e da mangiare e alcuni the rari.LA RICETTA  originale del Bicerin è ancora segreta (i dipendenti del locale sono tenuti al riserbo più totale) ma prevede l’uso di crema di latte oggi, invece, spesso sostituita con la panna montata. I locali storici di Torino propongono la bevanda con alcune varianti non sempre fedeli. Chi volesse replicarlo deve sapere che è bevanda calda ed analcolica. Il rituale del bicerin prevede che i tre ingredienti-base (cioccolato, caffè e fior di latte) siano serviti separatamente. Inizialmente erano previste tre varianti: pur e fior (l’odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), ’n pòc ’d tut (ovvero un po’ di tutto), con tutti e tre gli ingredienti miscelati.  È stata quest’ultima formula ad avere più successo e a prevalere sulle altre. Gli ingredienti sono semplici ma il cioccolato deve essere rigorosamente di produzione artigianale, il caffè di miscela eccellente e il fior di latte non deve essere sostituito dalla panna pena la consistenza troppo solida della bevanda.   Le dosi della ricetta originale sono tuttavia ai non addetti ai lavori ancora top secret. Si può comunque tentare di replicarla unendo la cioccolata bollente con il caffè e la delicata schiuma raffreddata del fior di latte. Da servire in bicchieri che permettano di osservarne la sfumatura di colori dovuta al miscelarsi dei vari ingredienti. All’epoca in cui divenne di moda, servito bollente in grandi e golosi calici di vetro (poi sostituiti dal “bicchierino”), il bicerin era infatti accompagnato  da una selezione di ben quattordici “bagnati”, specialità della pasticceria locale che allietavano il rituale della merenda borghese ma  anche quella di corte.  

BU'....BUONO DAVVERO, COME IL LATTE !

Sabato, 31. Ottobre 2015 - 13:27

di LORENZA VITALI Dal Lunedì al Sabato dalle 7 di mattina alle 2 di notte in Piazza Dante a Bergamo Bassa c’è profumo di latte e formaggio! Nasce dall’idea di Francesco Moroni, direttore della Latteria Sociale di Branzi che ha voluto investire insieme ad un team di giovani imprenditore bergamaschi  in una nuova formula ristorativa (almeno per Bergamo, nel mondo è una cultura assai diffusa quella del locale tematico) che mettesse al  centro la cultura lattiero casearia delle valli bergamasche ma anche dei formaggi delle altre aree vocate. Un cheese bar dunque a tutto tondo, ponendo l’attenzione, come tratto distintivo prevalente, sulla genuinità e origine certa dei prodotti in degustazione. Anche la location conta: Piazza Dante è molto bella con la sua fontana , i portici e il severo tribunale  che fanno da degna cornice al Bù, che in dialetto sta per “buono”, un nome, una garanzia. Un concept che ovviamente  ruota attorno al mondo del formaggio; ed è bene dirlo fin da subito: lo fa con una ricercatezza e una qualità davvero invidiabili. Del resto le valli della Bergamasca vantano un numero di tipologie di formaggi invidiabile: si parte dal Bitto e con suo contraltare, il nobile  Storico, il Branzi FtB, il Valtorta, lo stracchino, i caprini della Capra Orobica, il Taleggio, il Salva Cremasco, il Quartirolo, il Gorgonzola, il Provolone Valpadana, lo stesso Grana Padana, il Gorgonzola, il Formai de Mut e lo Strachitunt….ce n’è da vendere. Tre ampie vetrate, le sedute, il bancone e un piccolo caseificio a vista all’interno del locale che è il vero plus. La pastorizzazione del latte d’alpeggio proveniente da Branzi, infatti, viene fatta  quotidianamente  in loco a vista. Per colazione  o merenda yogurth, pannacotta, budini e golose Brioches alle creme prodotte in loco con lo stesso latte. Per una decina di euro si può invece  avere un menu di non solo formaggio con primi, carne e insalate. La sera arrivano gli aperitivi (particolari i cocktail a base di siero di latte!) con buffet ricchi e non mancano vini  i super alcolici per il dopocena. Per finire l’ultima coccola: una panna cotta o uno yogurt con cui far merenda come omaggio e la possibilità di far spesa o farsi consegnare a casa ogni ben di dio di queste valli. L’è davvero bù…… 

DUBAI NON SOLO GRATTACIELI, ANCHE UN SOUK PER TORNARE NELLA STORIA

Sabato, 31. Ottobre 2015 - 9:38

di LORENZA VITALI Oggi giornata da turisti, quelli veri. Sarà rimasto qualche simulacro di antiche culture in questo mare di grattacieli che spuntano dalla sabbia come funghi dopo un’intensa pioggia, o no? Eccolo, Il quartiere si chiama Deira e si trova a nord del Creek. Estremamente trafficato dalle auto come tutti gli Emirati dato il gran caldo è una zona in cui si possono facilmente captare le origini mercantili di una città mediorientale. Nei pressi del Creek sembra di vivere l'atmosfera di un tempo, pur con il grande e suggestivo contrasto dei tradizionali dhow di legno, imbarcazioni usate per i commerci che da sempre trasportano merci da e per i souk, che si trovano proprio sotto grandi grattacieli affacciati sul fiume.  Il consiglio è quello di andarci a piedi perché assomiglia a qualsiasi altro tipico quartiere arabo dove sono numerosi i souk  tra cui quello impressionante dell'oro, quello delle spezie e quello coperto con i vestiti, le babbucce, le paccottiglie e chincaglierie di ogni forma, dimensione e colore. Tra le poche cose rimaste a testimoniare il passato spiccano in questo quartiere la scuola Al Ahmadiya e l'Heritage House. La scuola Al Ahmadiya è la prima scuola di Dubai nata nel 1912 dall’idea di un mercante di perle. Nel passato gli alunni studiavano matematica, calligrafia araba e il Corano, seduti su stuoie di palma. In seguito a finanziamenti da parte di sceicchi e ricchi mercanti vennero aperte altre scuole simili nelle città costiere degli Emirati. L'istituzione, chiusa nel 1963, oggi è museo e ci si arriva raggiungendo Al Khor Street. La Heritage House è una casa con patio interno del 1890 circa. Oggi è un museo che mostra la vita a Dubai e negli Emirati del passato. Si possono attraversare dieci stanze ma non ci sono torri del vento. Le stanze sono arredate in stile dell'epoca e vi sono anche degli splendidi diorami….ma sinceramente, anche se sono originali, qui tutto sembra abbastanza finto, o troppo ricostruito, purtroppo, solo per far contenti i turisti. A Deira si trova ancora una torre di guardia interamente restaurata e circondata da un lussureggiante giardino: Burj Nahar, costruita nel 1870, ovviamente usata come punto di avvistamento di nemici in arrivo. Questa torre ha visto moltissime guerre tribali ed è testimone della vera storia di Dubai. Ma torniamo al mercato….non vedo l’ora di iniziare a contrattare qualsiasi cosa a qualsiasi costo: se qui non lo fai, come in tutte le culture arabe che si rispettino, non sei preso sul serio.  . 

LE VILLE VENETE: UN FESTIVAL DA 30.000 AVVENTORI

Sabato, 31. Ottobre 2015 - 8:19

di LORENZA VITALISono stati oltre 30.000 gli avventori del Festival  che ha coinvolto  oltre 80 Ville storiche del Veneto e del Friuli Venezia Giulia realizzato dall’Istituto Regionale Ville Venete durato cinque mesi  in cui si è verificata una vera e propria magia, all’insegna della cultura e delle eccellenze enogastronomiche del Veneto!  Chiusa ieri, venerdì 30 ottobre, l’ottava edizione del Festival  coronata da un programma  con un ospite d’eccezione Palazzo Ducale a Venezia: il noto divulgatore scientifico e scrittore Alberto Angela ha ricevuto il “Premio Villa Veneta 2015”per il prezioso contributo alla valorizzazione e diffusione del patrimonio artistico, architettonico e culturale che da anni dà con il suo lavoro. Presentando il suo ultimo libro, “Viaggio nell'Impero di Roma seguendo una moneta” (Mondadori), Angela ha condotto i partecipanti attraverso un viaggio ideale e intenso fino ai confini di quello che fu l’Impero Romano, tappa dopo tappa, ha rivelato il “dietro le quinte” della prima grande globalizzazione della storia. Il libro è idealmente la prosecuzione del titolo  “Una giornata nell’antica Roma”, altro successo editoriale dello scrittore cosmopolita. Sono stati oltre 150 gli eventi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia che hanno animato il Festival. Un vero e proprio progetto di valorizzazione culturale, architettonica ed eno-gastronomica itinerante, un’iniziativa realizzata con successo con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Veneto, della Regione Friuli Venezia Giulia e di Anci Veneto. - "Il Festival di quest’anno, dichiara Giuliana Fontanella, Presidente dell’Istituto che ha ideato l’evento, ha dimostrato l'attualità e la contemporaneità delle ville venete, un patrimonio ricco di valori e per questo in grado di sviluppare cultura ed economia. Un grazie a tutti i 30.000 fruitori degli eventi, agli sponsor, e soprattutto ai proprietari pubblici e privati che hanno aperto le porte della loro dimora". 

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