JULIETTE GRECO ADIEU AUX SCENES, SANTE' PERRIER JOUET....SCUSATE IL RITARDO!

Domenica, 10. Luglio 2016 - 10:53

Oggi, cioè il 10 luglio 2015, esattamente un anno fa, giornata memorabile insieme allo chef de cave di Perriet Jouet....poteva andar peggio come black friday.....Herve' Deschamps ha guidato la verticale di diverse annate eccellenti (cos'era il 1999?) e l'anteprima del 2007 a Spoleto. Occasione doppiamente unica: lo spettacolo della mitica artista chansonniere esistenzialista francese Juliette Greco che in quell'occasione si è esibita per l'ultima volta (beh, diciamo una delle ultime) sul palcoscenico del Teatro di Spoleto e poi ci ha raggiunti per un indimenticabile ricami le brindisi con le bolle di PJ. Perché non ne ho mai scritto per così tanto tempo? Non so darmi una risposta. Francamente, sono grata per il fatto di avere sovente la possibilità- grazie al mio mestiere- di incontrare persone speciali, di conoscere luoghi, sapori, vini, etc. a dir poco sublimi, ma quell'evento fu per me davvero unico nel suo genere e conoscere una donna tanto intensa, di spirito giovane, luminosa, differente, ha fatto sì che rimandassi quel.momento. Rimandare è  senza dubbio il mio sport preferito ma un anno è  veramente troppo.....dunque eccomi qui! 

Norbert Niederkofler: 20 anni di amore per i boschi, la montagna e la cucina

Venerdì, 17. Giugno 2016 - 13:19

  Norbert Niederkofler festeggia un traguardo professionale e personale importante insieme al St. Hubertus e al Rosa Alpina Hotel & SPA di San Cassiano nelle Dolomiti  Alto atesine. Il suo amore per la montagna e l’ambiente circostante, è sempre stato alla base della sua filosofia in cucina, che con “Cook the Mountain” ha ottenuto riconoscimenti a livello internazionale per l’innovazione e le emozioni che ha saputo trasmettere. Per l’occasione dei 20 anni ha proposto un menu con 20 piatti iconici, uno per ogni anno. Nato nel 1961 a Luttago, un piccolo paesino sulle Dolomiti, già da piccolo era attratto da tutto ciò che si trovava all’esterno del piccolo hotel dei genitori, che accoglieva sciatori d’inverno e scalatori d’estate. Amava raccogliere le bacche selvatiche, particolarmente profumate grazie al terreno vulcanico e pescare nei ruscelli di alta montagna. Pur amando profondamente il suo Alto Adige, Norbert decise di esplorare il mondo: “Volevo diventare uno chef, così avevo la possibilità di viaggiare, ero stanco di vedere ogni giorno le montagne del mio villaggio” racconta Norbert. Dopo i suoi studi presso la scuola alberghiera in Germania, Norbert ha lavorato a Londra, Zurigo, Milano, per poi approdare da Eckart Witzigmann a Monaco, un grande chef, suo mentore da sempre. Eckart gli ha insegnato come rispettare la natura e i suoi prodotti raggiungendo la perfezione in cucina. Dopo 7 anni a Monaco si sposta a New York per imparare i segreti innovativi di David Bouley. Ed è proprio qui che comincia a formare il suo stile, ma come spesso succede, dopo un po’ di tempo il richiamo dei monti e dei profumi della sua terra è stato inevitabile. Nel 1993 Norbert rientra a casa, in Alto Adige e inizia a lavorare presso Castel Colz a La Villa. Dopo un anno, la famiglia Pizzinini, da generazioni proprietaria del Rosa Alpina di San Cassiano, che aveva intuito con anticipo la tendenza e il potenziale dell’offerta gastronomica di alto livello, gli offre la possibilità di gestire la cucina del ristorante gourmet St. Hubertus all’interno dell’hotel, ai piedi delle Dolomiti. Con tanto impegno e determinazione di tutti, quella che era una semplice pizzeria, in poco tempo diventa uno dei primi luoghi gourmet con una cucina ispirata alla tradizione locale e italiana della Val Badia, che in quegli anni iniziava la sua ascesa. Grazie alla visione pioneristica della famiglia Pizzinini, formata da Paul e dal figlio Hugo, il St. Hubertus, in quella piccola parte del locale, dove si usavano prevalentemente materie del territorio altoatesino, inizia a diventare sempre più importante e apprezzato. E anche lo spirito e la filosofia di “Cook the Mountain”diventano sempre più forti e decisi. Un intuito e un talento, che nel 2000 portano ad ottenere la prima stella Michelin. A questo punto, la famiglia Pizzinini decide di chiudere la parte dedicata alla pizzeria e di affidare a Norbert il pieno controllo del locale e della cucina. Passano altri 7 anni e come per la prima stella, nel 2007 arriva anche la seconda. In tutti questi anni Norbert, con grande dedizione, ha esplorato tutta la regione, facendo incontri e instaurando relazioni con i contadini locali. Ha iniziato a sperimentare nuove materie e ingredienti poco usati finora. “Noi usiamo 25 tipi di carote durante tutto il corso dell’anno e diversi tipi di erbe alpine, tra le quali le foglie di amaranto, la cipolla selvatica e tante altre. I prodotti più naturali sono i più importanti in cucina” dice Norbert. Il cibo non è la sola cosa che Norbert cerca di fare in modo differente, bensì anche la conduzione della cucina e del suo team è speciale. Lui preferisce far scoprire ai suoi chef i propri talenti e il proprio stile, incoraggiandoli ad essere originali e distanti dalla cucina dettata dalle pure regole. “Sono come il capitano di una squadra di calcio. Io so quello che dobbiamo raggiungere e cerco di aiutare il mio team a raggiungere il risultato che ci siamo prefissati. Riprendere in mano vecchi menu e riassaggiare materie prime da tanti anni non più cucinate mi ha regalato il ricordo di volti, risate, storie. Vorrei trasmettere ai miei ospiti queste emozioni attraverso un menu composto da 20 piatti iconici, uno per ogni anno. E’ un ritorno che parla di partenza, è un guardare indietro per trovare una strada nuova, creativa, degna, soddisfacente e promettente. Si dice che i giovani siano il nostro futuro, preferisco credere che siano l’avvenire della nostra storia che guarda avanti. Il futuro è un pensiero singolare, il nome che un uomo solo e singolo dà ai giorni che verranno, mentre avvenire è un pensiero plurale, ovvero il nome che il futuro assume se non ci si pensa da soli. E sono felice di aver trovato il modo, su questa strada innevata, di camminare insieme” conclude Norbert .

ROSCIOLI, A LONG NOT ONLY BREAD LOVE STORY....

Venerdì, 10. Giugno 2016 - 19:46

di LORENZA VITALIPresentato ieri a Roma il nuovo libro sulla storia e le ricette icona che hanno fatto grande il "Mondo Roscioli". Sin qui tutto bene, tutto regolare. Invece no, si tratta di tutt'altro: é la storia di una famiglia di gran lavoratori che vive, prospera e fa parlar di sé anche molto al di fuori di queste vie strette di sampietrini sghimbesci in una delle città più amate al mondo, Roma. Il libro in verità era stato pensato ed imbastito dal "Direttore" - così lo abbiamo sempre chiamato tutti anche quando smise di esserlo alla redazione del Gambero Rosso   - Stefano Bonilli, uno di noi (nel puro senso di condivisione di vita di quartiere, ma diversissimo da chiunque altro!) che era veramente casa e bottega, mai definizione fu più aderente abitando lui nello stesso isolato della Bottega Roscioli ma all'ultimo piano del civico accanto sempre su via dei Giubbonari!). Stefano ahimé non ebbe il tempo di ultimare quest'opera ma ci ha pensato egregiamente, col suo stile, Elisia Menduni, certamente la persona più vicina ad entrambi.Le foto calde, profonde ma anche volutamente essenziali ed aderenti alla realtà nel più puro stile di Pierluigi ed Alessandro, sono di Maurizio Camagna. Godetevi gli aneddoti che Elisia ha saputo riportare nelle pagine e fate tesoro delle ricette descritte all'interno. Quasi tutti sanno come si fa una carbonara o un supplì, ma non illudetevi: a partire dalla spasmodica ricerca del sale perfetto per la panificazione senza dimenticare ogni altro dettaglio, qui dentro le loro botteghe, nulla é come appare.

MOZZARELLA ROADS....KICKING ON THE ROAD AGAIN IN THE BIG APPLE

Domenica, 22. Maggio 2016 - 19:06

By LORENZA VITALIBarbara Guerra and Albert Sapere are a couple in life and profession. We learned to appreciate, respect and love them in the course of laste ten years because alone, without big budgets, often without financial support from Public Organisations, have been able to create an innovative event format and territorial communication concepts of absolute quality and originality. In recent years their most successful  event format become the catering conference "Le Strade della Mozzarella" (Along the Mozzarella Roads) a meeting of the best Italian chefs and beyond, agricultural artisans, winemakers and food specialties of the highest quality. A community of professionals who, year after year, followed them and contributed to their success.Last year they began to organize some outside Italy editions: Paris, Geneva, London, with growing public, foodies, and journalists consensus. Finally for the first time LSDM - the kitchen congress dedicated to the buffalo mozzarella and other great symbol of Italy products - has crossed the ocean to bring the excellence of Made in Italy in the heart of New York. Not only mozzarella to bring the best of Italy at the table, precisely, but also the superior quality Gragnano pasta, uncommon kind of tomatoes, Kimbo Neapolitan coffee - complete with a traditional coffee maker kettle called “Caffettiera Napoletana” - the great diversity extra virgin olive oil from North to South like the tuscan Dievole, the apulian “Muraglia” and Olitalia. The program was scheduled into Two afternoons in Manhattan - the first took place in the iconic Flatiron District and the second in Harlem – and the formula was based not only on the tasting  of extraordinary raw ingredients and great recipes, but also on the comparison between traditions, contamination and possible innovations of Italian cuisine - and pizza - between the Peninsula and the New World. The formula? Along with some of the leading celebrity chef and pizza chefs of Italian cuisine made in South of Italy like - Gaetano and Pasquale Torrente, Alfonso Pepe, Franco Pepe and Salvatore Salvo - there were also italian cooks and pizza chefs (or Italian-Americans) who daily serve Italian cuisine in the US, paying attention to the authenticity of the ingredients and hold tight to the Italian identity, but they  also like to be inspired by some kind  of “good” contamination  from the best of what this great country has to offer. On May 17 afternoon, in the beautiful showroom” Pentrole Agnelli” – at the tenth floor of a building overlooking the 5th Avenue - Massimo Carbone, President of AICNY (NY Italian Chef Association, which represents a group of 160 Italian chefs resident in town) offered a tribute to the simplicity and quality of the distinctive Italian cuisine ingredients from North to South: his appetizer made with Mountain South Tyrolean speck, black caramelized figs and buffalo mozzarella, was a perfect welcome for an audience of journalists, importers and experts  who came to attend  the event. Chef Massimo Bebber, young chef recently arrived at the kitchen guide to what is perhaps the most iconic italian cuisine restaurant ever in the Big Apple founded by Sirio Maccioni in 1974: Le Cirque. Bebber presented a destructured “Caprese” where the typical textures of the basic ingredients of this dish-symbol are reversed: the cheese turns into creamy balls of thickened buffalo milk, tomato becomes a sauce with a slightly smoky taste and basil gives crunchiness in the form of a sponge cake chewable; to finish, basil oil and edible flowers. It has also being served in the original version for those who want to compare the taste of Italian products in the original recipe. Ribalta Chef Pasquale Cozzolino, who recently became even more famous because of his envied successful Pizza Diet (by which he lost all the weight accumulated over months of junk food), for the congress LSDM created an impeccable taste of another symbol of Italian cuisine: a plate of spaghetti with tomato sauce, one of the most difficult dishes to cook for a chef, as recalled by Giuseppe Di Martino of Pastificio dei Campi, but also a guaranteed success if you choose great raw ingredients, and this was the case. Not for nothing, those of Ribalta were elected the best spaghetti with tomato sauce in New York last year.Fabio Parasecoli, Food professor at the New School in Manhattan, acted as a kind of cultural mediator between Italy and the United States telling the historical aspects of products and customs that are now part of two national culinary traditions and beyond. With regard to pasta, for example, Parasecoli settles the doubt about its origins: is pasta no doubt Italian, probably with distant Arab influences or not? Are Chinese noodles a product  completely different that only after many centuries met the Italian brothers?Even pasta, even spaghetti and even simple but intense flavors are faboulous recipes - says Gaetano Torrente - that  in his “Burro & Alici” restaurant in Lombady region” is accustomed to propose dishes and autoctonous products from Campania in norther Italy. Together with his father Pasquale presented “Sauté spaghetti with olive oil emulsion, fresh parsley, garlic and chilli peppers (all strictly raw) embellished with some drops of anchovy “Colatura di Alici” which replaces the salt."The secret - explains Giuseppe Di Martino - is the ratio between pasta and amount of “Colatura di Alici” drops, to achieve the perfect balance between flavor and umami: together, they make the perfect dish."  To close the day, the delicious tricolor Babà was presented by Alfonso Pepe: with a slightly different dough, made with extra virgin olive oil and poured into molds with the pastry bag, instead of syrup and rum is soaked in a syrup with tomato and basil served on a buffalo milk cream accompanied by a basil pesto, tomato confit and an extra virgin olive oil. The next day, the stage for the second part of the event was settled in the charming location of Neapolitan Express in Harlem - the headquarters of the group that brings around the streets of New York Neapolitan pizza with sustainable food truck. One of the founders, also the past former mayor of New York Mike Bloomberg,  in addition to the house master, Max Crespo - the star was the pizza, as always accompanied by tastings of other specialty products. Presented by Fred Mortati Orlando Food Sales - and interspersed with testimonies and reflections of Luciano Pignataro, Scott Wiener (young and enthusiastic guru of the pizza in New York), Antimo Caputo, Silvia and Alberta Mandara (mozzarella producers) and Andrea Montermini Kimbo  coffee - the best representatives of Neapolitan pizza in NY have proposed their alternating samples to colleagues who came from Italy.Giulio Adriani, doing the house honors - Naples native but arrived in NY a few years ago from Northern Italy for a brief consultation, and then stood still – is now Neapolitan Pizza Express chef executive. He proposed a very good tasty classic Margherita: the most Representative of the Neapolitan style, popular soul and convivial pizza, ideal for enhancing the flavors of the mix of the ingredients for the topping.Roberto Caporuscio, creator of Kestè and Don Antonio - two of the most famous Neapolitan pizzerias in town - has been replaced by a young and talented daughter Giorgia Caporuscio, who has prepared a more complex pizza that winked at gourmet trends, with mozzarella, porcini mushrooms cream, shaved white and black truffle from Irpinia on the top.From an Irpinian small village - comes the young Michele D'Amelio, pizza chef of “A Mano” in  New Jersey: he remains very attached to his roots and suggested a great pizza with sausage and friarielli (simplified, for New Yorkers in “broccoli”) and the intense touch of smoked buffalo mozzarella.Pasquale Torrente has focused on fried pizza (another icon for the southern Italy pizza lovers), with a fantastic “Montanarina” extolling the taste of tomato and fresh basil. Franco Pepe - accompanied by his young son Stephen - presented to the American public not only his ethereal handmade sourdough but also his philosophy is knowing how to combine tradition and innovation.Franco Pepe  presented his “Margherita Sbagliata” a gourmet version of the traditional one, where the ingredients are the same of the classic one, but reversed in stocks and the order of addition, with mozzarella and extra virgin olive oil put before cooking and the tomato and basil added out of the oven in the form of reductions - he has conquered all here!Back to basics instead was the motto of Salvatore Salvo from the pizzeria “Francesco & Salvatore Salvo” in San Giorgio a Cremano with his brother Francesco. They prepared “La Cosacca”, ancient and simple pizza (prior to the Margherita) which is based completely on the taste of the tomatoes “Corbarino” enhanced by a faboulous Irpinian pecorino cheese grated in the right proportion.Last but not least John Arena with his New York style pizza. He was born in the Big Apple, even though today he rules from Metro Pizza in Las Vegas. He built his career dedicated to pizza for nearly 40 years and his pizzas are thicker and crisp, with a larger diameter, to be eaten into slices. He briefly told the story of this type of pizza which was born from the need of the last Neapolitan pizza makers emigrated from Italy more than one century ago in Usa. They had to find a way to make it with what they could find in America, starting with flour that was (and is) stronger in protein and thicker with which you could not get a melt-kneading as the Neapolitan one. The pizza NYStyle of course therefore is thicker and crunchier, with a much larger diameter and more challenging condiments, eaten in slices as big as break-fast and always, strictly by hand. Today, however, thanks to the possibility to import the original ingredients from Italy, is returning to the origins working more on the quality of products - from zucchini flowers to 'nduja with which John peppers his pizza - and according to him at this time you can enjoy the "American pizza at its best".At the end of the intense two-days New York “Mozzarella Roads”, again the sweetness of Alfonso Pepe joined us: this time with irresistible fried zeppoline that conquered also the hearth and the stomac of all pizza makers!Good job boys….see you soon Big Apple!

THE HERB GARDEN....UNA BRITISH BEE NELLA CAPITALE

Venerdì, 20. Maggio 2016 - 15:34

di LORENZA VITALILa storia di una donna speciale che ho individuato oggi è quella di Joanne Lesley Malone è un profumiere inglese, la fondatrice dei brand Jo Malone London e Jo Loves, particolarmente nota per le candele profumate d’ambiente. Nata nel novembre del 1963, è cresciuta in un quartiere di case popolari a Bexleyheath , nel Kent. Ha sofferto da giovanissima di una grave dislessia e per questo ha dovuto abbandonare gli studi senza ottenere nessun diploma o laurea. La sua grande forza di volontà, senso del riscatto e stile naturale hanno fatto sì che creasse l'azienda da sola. Marchio di profumi e candele tra i più raffinati al mondo, una volta ottenuto il meritato successo, ha venduto nel 1999 il marchio al colosso Estée Lauder per diversi milioni di sterline. Ha partecipato in qualità di “naufrago”al reality sulla BBC Radio “Desert Island Discs” e ha ricevuto diversi riconoscimenti, ha un figlio ed un marito geometra. Perché raccontiamo questa storia proprio ora? L’idea di scoprire quale fosse la personalità del “naso” che ha saputo creare profumi tanto sensuali ed avvolgenti mi è venuta in seguito ad una presentazione di qualche tempo fa a Roma nel flagship store di via del Babuino della nuova linea di fragranze ispirate alle erbe dell'orto, con la partnership di Solo Crudo di Valerio Foglia (!) e Marco Ricci, Il primo street food crudista nella Capitale, un’oasi nel cuore della metropoli che propone una cucina vegana e cruda ma gustosa, colorata e sana per coloro che desiderano cibi buoni e nutrienti, gluten free e senza derivati di origine animale, preparati e serviti con amore, perfetti se associati a dei profumi che di vegetale hanno proprio tutto!     

GALATRONA IN VERTICALE AL CIRCOLO DELLA CACCIA

Venerdì, 20. Maggio 2016 - 11:50

di LORENZA VITALIUna serata d’eccezione si è svolta recentemente in una cornice esclusiva di rara bellezza che solo certi antichi palazzi romani sanno dare: Palazzo Borghese, nella sua parte privata, il Circolo della Caccia, forse uno dei più esclusivi del mondo, 700 soci (tutti uomini, le donne sono ammesse soltanto in quanto mogli, e che siano mogli legittime) paludato con finestroni altissimi tamponati da pesanti tende di broccati di seta, che solerti valletti accostano al calar del sole, con le sue fughe di saloni affrescati, i suoi marmi e i suoi legni nel cinquecentesco palazzo disegnato dal Vignola. Il cortile monumentale, con le 96 colonne accoppiate, le sue colossali statue ellenistiche, il ninfeo e le tre mostre di fontane con il "bagno di Venere”. Le sale in fuga si susseguono e tanto sfarzo fa perdere il senso dell’orientamento: per la sala dei biliardi ornata di trofei di caccia, o per la settecentesca sala dei cuori, o per la galleria con i ritratti incorniciati di tutti i reali d' Europa,? Il circolo della Caccia, il più antico di Roma, fondato nel 1869, riservato esclusivamente ai nobili (e nelle votazioni d' ammissione un "no" annulla cinque "sì"), è tradizionalmente legato all' aristocrazia bianca, a differenza del circolo degli Scacchi (o degli "Stracci" si diceva tempo fa ironicamente per la povertà di certi nobili decaduti), feudo dell' aristocrazia nera papalina….ma torniamo alla nostra splendida serata, infatti, dato che scattare foto era vietatissimo: al di là del bon ton, ho rischiato di esser sbattuta fuori dalle sale affrescate da un bel maggiordomo vestito con pantaloni alla zuava, giacca con le code, calze di seta e scarpe di foggia settecentesca…..  La scusa è stata una degustazione verticale del vino icona di Petrolo un’azienda storica toscana e gli scatti “rubati” e volutamente pixelati non rendono giustizia né al luogo né al vino, ma fidatevi, ne valeva la pena. Siamo in una splendida cornice rurale da Paesaggio Toscano, nel Valdarno di Sopra, in una tenuta che si estende su quasi 300 ettari tra boschi, campi e vigneti ai confini con il versante sud-est dei monti del Chianti Classico: è la Tenuta di Petrolo, di proprietà da quattro generazioni dalla famiglia Bazzocchi-Sanjust, e attualmente condotta da Luca Sanjust, caratterizzata da un terreno con presenza di galestro, alberese e arenaria con argilla. Ci troviamo a mezza collina, tra i 200 e 400 metri sul livello del mare e qui si producono, nel massimo rispetto per la natura, non solo grandi vini di pregio apprezzati in tutto il mondo, ma anche il Laudemio, olio evo biologico IGP Toscano e si ospita nella Villa Padronale e nelle case del borgo per una villeggiatura slow lontana dai fragori e per questo ultra rigenerante.  Dalla seconda metà degli anni ’80, la produzione vitivinicola aziendale ha fatto nascere solo vini di carattere, legati al territorio grazie ai vitigni a maggioranza Sangiovese, poi Merlot e con un piccolo appezzamento di Cabernet Sauvignon; e continua a farlo attraverso un attento processo di selezione delle uve, una bassa produttività per pianta e uno scrupoloso lavoro in cantina, dove l’uomo tende a valorizzare, senza sciuparlo, il frutto della natura. L’uomo di cui parliamo, oltre naturalmente alla forte personalità prima della madre, Lucia, che intuì le vere potenzialità di quella terra, poi di Luca Sanjust, è Carlo Ferrini, celebrity-enologo di lungo corso che segue l’azienda dal 2002 e ne ha disegnato le sorti agronomiche sin dall’inizio del percorso contemporaneo che i vini hanno intrapreso con notevole successo. A Petrolo non esiste un vino base, esistono solo grandi vini: questa la mission aziendale. Una coerenza che ha pagato nel tempo.  Mi ha colpito infatti una frase simbolo che Luca Sanjust ha pronunciato con enfasi e sincera passione: -“Che cosa significa fare il vino? Io non ho fatto altro che aggiungere bellezza a quello che la natura già spontaneamente da sempre ci offre.La tenuta ha origini antichissime: il termine Petrolo  si rifà al tempo dei romani. La Petroliarum  era una sorta di mansio, una villa signorile di campagna, ma nell’area sono stati trovati addirittura reperti dell’era etrusca, infatti  i nomi del vino di punta, Galatrona, e del toponimo Bòggina, sono i nomi di due insediamenti etruschi di 3000 anni. La DOC della Val d'Arno di Sopra è stata recentemente riconosciuta (da pochi mesi Luca ne è anche il Presidente e vice presidente dell’Associazione Vini Toscani Dop e Igp)  ma fin dal Rinascimento, veniva considerata come ideale per la produzione di grandi vini. Il grande amore e conoscenza che Luca ha per la zona del Bordeaux rivela il suo grande amore per il Merlot di Pomerol, tanto che decide di produrre il Merlot in Toscana, nei vigneti piantati dalla madre Lucia nel 1990, arrivando a creare il cru Galatrona, che prende il nome dalla torre in rovina che si trova sulla cima della collina nella parte alta della tenuta. In azienda c’è da sempre un grande rispetto per l’ambiente: da oltre un ventennio la produzione è interamente biologica, con inerbimento tra i filari, e da quest’anno anche certificata. Di Galtrona, merlot in purezza, etichetta di punta, se ne producono circa 20.000 bottiglie, circa dieci ettari di produzione dal 1994 con una resa per pianta bassissima, al massimo mezzo chilo per ogni ceppo, e ciò permette la concentrazione di tutti i componenti nobili dell'uva, fondamentale per le caratteristiche di grande struttura, eleganza, equilibrio e persistenza olfattiva nel bicchiere. Lo scorso 18 maggio erano in degustazione le annate di Galatrona dal 1994 al 2013. I vini di Petrolo sono distribuiti in Italia da Heres, che ha fornito anche uno champagne di benvenuto di Ambonnay, Saint Reol.

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