GALATRONA IN VERTICALE AL CIRCOLO DELLA CACCIA

Venerdì, 20. Maggio 2016 - 11:50

di LORENZA VITALIUna serata d’eccezione si è svolta recentemente in una cornice esclusiva di rara bellezza che solo certi antichi palazzi romani sanno dare: Palazzo Borghese, nella sua parte privata, il Circolo della Caccia, forse uno dei più esclusivi del mondo, 700 soci (tutti uomini, le donne sono ammesse soltanto in quanto mogli, e che siano mogli legittime) paludato con finestroni altissimi tamponati da pesanti tende di broccati di seta, che solerti valletti accostano al calar del sole, con le sue fughe di saloni affrescati, i suoi marmi e i suoi legni nel cinquecentesco palazzo disegnato dal Vignola. Il cortile monumentale, con le 96 colonne accoppiate, le sue colossali statue ellenistiche, il ninfeo e le tre mostre di fontane con il "bagno di Venere”. Le sale in fuga si susseguono e tanto sfarzo fa perdere il senso dell’orientamento: per la sala dei biliardi ornata di trofei di caccia, o per la settecentesca sala dei cuori, o per la galleria con i ritratti incorniciati di tutti i reali d' Europa,? Il circolo della Caccia, il più antico di Roma, fondato nel 1869, riservato esclusivamente ai nobili (e nelle votazioni d' ammissione un "no" annulla cinque "sì"), è tradizionalmente legato all' aristocrazia bianca, a differenza del circolo degli Scacchi (o degli "Stracci" si diceva tempo fa ironicamente per la povertà di certi nobili decaduti), feudo dell' aristocrazia nera papalina….ma torniamo alla nostra splendida serata, infatti, dato che scattare foto era vietatissimo: al di là del bon ton, ho rischiato di esser sbattuta fuori dalle sale affrescate da un bel maggiordomo vestito con pantaloni alla zuava, giacca con le code, calze di seta e scarpe di foggia settecentesca…..  La scusa è stata una degustazione verticale del vino icona di Petrolo un’azienda storica toscana e gli scatti “rubati” e volutamente pixelati non rendono giustizia né al luogo né al vino, ma fidatevi, ne valeva la pena. Siamo in una splendida cornice rurale da Paesaggio Toscano, nel Valdarno di Sopra, in una tenuta che si estende su quasi 300 ettari tra boschi, campi e vigneti ai confini con il versante sud-est dei monti del Chianti Classico: è la Tenuta di Petrolo, di proprietà da quattro generazioni dalla famiglia Bazzocchi-Sanjust, e attualmente condotta da Luca Sanjust, caratterizzata da un terreno con presenza di galestro, alberese e arenaria con argilla. Ci troviamo a mezza collina, tra i 200 e 400 metri sul livello del mare e qui si producono, nel massimo rispetto per la natura, non solo grandi vini di pregio apprezzati in tutto il mondo, ma anche il Laudemio, olio evo biologico IGP Toscano e si ospita nella Villa Padronale e nelle case del borgo per una villeggiatura slow lontana dai fragori e per questo ultra rigenerante.  Dalla seconda metà degli anni ’80, la produzione vitivinicola aziendale ha fatto nascere solo vini di carattere, legati al territorio grazie ai vitigni a maggioranza Sangiovese, poi Merlot e con un piccolo appezzamento di Cabernet Sauvignon; e continua a farlo attraverso un attento processo di selezione delle uve, una bassa produttività per pianta e uno scrupoloso lavoro in cantina, dove l’uomo tende a valorizzare, senza sciuparlo, il frutto della natura. L’uomo di cui parliamo, oltre naturalmente alla forte personalità prima della madre, Lucia, che intuì le vere potenzialità di quella terra, poi di Luca Sanjust, è Carlo Ferrini, celebrity-enologo di lungo corso che segue l’azienda dal 2002 e ne ha disegnato le sorti agronomiche sin dall’inizio del percorso contemporaneo che i vini hanno intrapreso con notevole successo. A Petrolo non esiste un vino base, esistono solo grandi vini: questa la mission aziendale. Una coerenza che ha pagato nel tempo.  Mi ha colpito infatti una frase simbolo che Luca Sanjust ha pronunciato con enfasi e sincera passione: -“Che cosa significa fare il vino? Io non ho fatto altro che aggiungere bellezza a quello che la natura già spontaneamente da sempre ci offre.La tenuta ha origini antichissime: il termine Petrolo  si rifà al tempo dei romani. La Petroliarum  era una sorta di mansio, una villa signorile di campagna, ma nell’area sono stati trovati addirittura reperti dell’era etrusca, infatti  i nomi del vino di punta, Galatrona, e del toponimo Bòggina, sono i nomi di due insediamenti etruschi di 3000 anni. La DOC della Val d'Arno di Sopra è stata recentemente riconosciuta (da pochi mesi Luca ne è anche il Presidente e vice presidente dell’Associazione Vini Toscani Dop e Igp)  ma fin dal Rinascimento, veniva considerata come ideale per la produzione di grandi vini. Il grande amore e conoscenza che Luca ha per la zona del Bordeaux rivela il suo grande amore per il Merlot di Pomerol, tanto che decide di produrre il Merlot in Toscana, nei vigneti piantati dalla madre Lucia nel 1990, arrivando a creare il cru Galatrona, che prende il nome dalla torre in rovina che si trova sulla cima della collina nella parte alta della tenuta. In azienda c’è da sempre un grande rispetto per l’ambiente: da oltre un ventennio la produzione è interamente biologica, con inerbimento tra i filari, e da quest’anno anche certificata. Di Galtrona, merlot in purezza, etichetta di punta, se ne producono circa 20.000 bottiglie, circa dieci ettari di produzione dal 1994 con una resa per pianta bassissima, al massimo mezzo chilo per ogni ceppo, e ciò permette la concentrazione di tutti i componenti nobili dell'uva, fondamentale per le caratteristiche di grande struttura, eleganza, equilibrio e persistenza olfattiva nel bicchiere. Lo scorso 18 maggio erano in degustazione le annate di Galatrona dal 1994 al 2013. I vini di Petrolo sono distribuiti in Italia da Heres, che ha fornito anche uno champagne di benvenuto di Ambonnay, Saint Reol.

KILLE ENNA…CHI? QUELLA CHE INGOIA I PROFUMI A BASE DI RADICI!

Martedì, 29. Marzo 2016 - 20:27

Di  LORENZA VITALINata nel 1972, Kille Enna è un’esperta chef per metà tedesca e metà danese, figura singolare e completa, autore di libri di cucina e fotografa di talento al contempo. Vive e lavora nella campagna della Svezia meridionale, zona pressoché intatta protetta dall'UNESCO. Il suo mondo? E’ rappresentato da un giardino coltivato con metodo biologico e una natura protetta da una serra incredibile. Forse dovrebbe conoscere Enrico Crippa!  Qual è il modo più semplice per catturare un profumo? Assaporarlo! Nel 2015 ha creato il laboratorio “Kille Enna Aroma” che seleziona pregiati estratti botanici ottenuti con acqua di sorgente. Stiamo parlando di una sorta di aromaterapia “da mandar giù”  Il gusto di un profumo, la sua prima linea di profumi potabile a base di estratti di radici, fiori erbe è stato immediatamente un gran successo, tanto da ricevere premi e riconoscimenti tra i quali il “Design Award 2016”  di Wallpaper nella sezione "Benessere e Qualità della Vita dell'anno". Ma chi è realmente Kille Enna? A 21 anni gestisce il ristorante Café dell'Ugo a Londra, diventando così una delle più giovani promesse del Regno Unito anche a livello mediatico, lavorando per la BBC-Master Chef Antony Worrall Thompson, etc. Negli anni 90 ha portato i prodotti biologici di stagione ad un pubblico più vasto danese, attraverso il suo 3 anni di collaborazione con Coop (gruppo di supermercati danesi). Si sono susseguiti diversi anni nei quali ha vissuto scrivendo libri di cucina, viaggiando come fotografa di successo per varie riviste e giornali - alla ricerca di preziosi ingredienti rari, il coltivatore insolito e l'artigianato di nicchia. Lo faceva così, spontaneamente per i suoi articoli, così come per una certa industria alimentare e delle bevande. Kille  oggi è l’incarnazione del cibo sperimentale, sapientemente miscelato con spezie aromatiche ed erbe, per creare piatti molto originali. Autore di 9 libri acclamati dalla critica, titoli concettualmente radicali, intuitivi e delicati dovuti al fatto che lei si sente coinvolta in ogni aspetto della produzione. La stessa cosa avviene in occasione di riprese video e durante lo styling di tutte le immagini che riflettono chiaramente il suo stile unico. Per non farsi mancare nulla è anche un’esperta di spezie: ne ha scritto un libro complesso “Le spezie di Kille” (Killes krydderier) con foto, testi e ricette proprie, vincitore del premio Gourmand World Cookbook 2009, nella categoria "Best Food Literature" in Danimarca. Nel 2010 Kille ha deciso di fare un esperimento: Per crescere 32 diversi tipi di patate Nordiche antiche nel suo giardino, con l'obiettivo di conoscerne il gusto ancestrale e dimenticato, la consistenza e l'utilizzo di ogni tubero al meglio. Questa raccolta di patate unica è stata fornita da NordGen, una banca del gene dei semi nel sud della Svezia. Kille ha fatto germogliare, nutrito, raccolto e testato, il tutto che alla fine è culminato nella sua ultima fatica letteraria: “Kartofler på Bordet”. Il libro include anche una guida su come far crescere le patate, avevamo dei dubbi? Le ultime fatiche? Beh, non poteva mancare l’Ikea! Le è stato commissionato dal colosso svedese un libro sulla sostenibilità in cucina. Anche questa volta interamente, scritto e fotografato da Kille, ora tradotto in 19 lingue e venduto in 28 paesi.

EPICUREA...BACK IN TOWN AL BULGARI

Sabato, 19. Marzo 2016 - 1:07

di LORENZA VITALIDopo il successo delle due precedenti edizioni, torna Epicurea di Andrea Petrini, globetrotter esperto cool hunter di chef di tendenza, che propone la terza edizione della kermesse che da gennaio a luglio offre agli ospiti del ristorante del Bulgari Hotel di Milano un viaggio culinario mondiale alla scoperta delle ultime tendenze. Sette appuntamenti per altrettanti mesi neri quali si sono alternati e si alterneranno chef di fama internazionale con i loro menu emblematici, sempre in collaborazione con Roberto Di Pinto, resident chef del lussuoso indirizzo milanese.Ad aprire le danze della terza edizione é stato David Thompson, chef australiano del Nahm di Bangkok. A febbraio è arrivato Leonardo Pereira, portoghese allevato da Redzepi, che gestisce ora il suo ristorante dentro l’hotel particolare  vicino a Lisbona. Si tratta di un progetto innovativo, un ristorante-fattoria sostenibile dove tutti i prodotti usati sono suoi, coltivati dalla sua famiglia.A marzo, pochi giorni fa, si è esibita Dominque Crenn, enfant terrible di Versailles a Frisco che con le sue due stelle Michelin (e per una donna non è affatto scontato, neppure negli Usa) ha riproposto i classici piatti francesi con un twist della West Coast che spira nell’Atelier Crenn, indimenticabili anche i suoi dolci e i piatti ad ispirazione natura, bosco, funghi, radici…..Ad aprile toccherà a Yannik Alléno celebrity chef del Pavillon Ledoyen di Parigi, tre stelle Michelin ben portate, una cucina fatta di precisione estrema. In maggio arriva Matt Orlando, anche lui sedotto dal vento del nord che lo ha attirato a Copenhagen, capitale della Nordic cuisine, lasciando la Grande Mela per il ristorante Amass, stella Michelin. A giugno saremo agli antipodi australiani con Jock Zonfrillo, chef dell’Orana di Adelaide col suo inusitato percorso attraverso l’antichissima cultura gastronomica aborigena. Epicurea chiuderà in bellezza con Luca Fantin, chef de Il Ristorante Luca Fantin del Bulgari Ginza Tower di Tokyo che presenterà il nuovo libro sulla sua cucina.

PARABERE FORUM: I CONGRESSI NON FINISCONO MAI, MA QUESTA VOLTA PREFERISCO LE DONNE (E LA PUGLIA!)

Martedì, 8. Marzo 2016 - 9:25

Di LORENZA VITALIOgni tanto vale la pena di dare un giro di vite, di cambiare abitudini, scoprire che c'é dell'altro, alzi, "dell'ALTRA. Dopo tanti anni ho rinunciato a visitare il celeberrimo evento "Identià Golose" a Milano scegliendo la magica Pugliadove negli stessi giorni si svolgeva un congresso interamente dedicato alle donne imprenditrici nel settore della ristorazione dell'agricoltura: Parabere Forum. Ma perché questo nome? Era una nobil signora spagnola che ha praticamente "codificato" le ricette della cucina classica, una sorta di Artusi in gonnella....Ma torniamo al congresso in rosa: ideato da un'attivissima giornalista, Maria Canaval, origini varie franco-ispaico italiane che scrive anche libri e vive (mi dicono) a Parigi, il congresso é al suo secondo anno di vita e si é svolto a Bari il 6 e 7 marzo, attira donne del settore che sono arrivate un po' da tuttoil globo terracqueo: ho conosciuto persino la titolare di un locale in Alaska, non scherzo.Una due giorni di incontri ed esperienze di donne sul palco che ci hanno raccontato le loro storie, la loro visione della vita, dell'etica in agricoltura, nella ristorazione, nella vita. Visionarie, preveggenti...o cosa? Sin dall'antichità la storia c'insegna che le donne più "avanti" hanno sempr avuto vita non semplice, e non parlo di Giovanne d'Arco o streghe bruciate snei roghi in piazza, ma insomma, vale la pensa di prendere la situazione in mano eprovare amigliorare un po' il mondo? La risposta strizza l'occhio alla solita frase fatta dei reality: -"PER ME E' SI!!" i dettagli nel prossimo post. Sono felice di non esser stata a Milano, direi che Paolo Marchi non é neppure accorto della mia assenza... Tanto a presenziare il settore "classico" ci ha pensato egregiamente Luigi Cremona..... 

PARABERE FORUM: I CONGRESSI NON FINISCONO MAI, MA QUESTA VOLTA PREFERISCO LE DONNE (E LA PUGLIA!)

Martedì, 8. Marzo 2016 - 9:08

Di LORENZA VITALIOgni tanto vale la pena di dare un giro di vite, di cambiare abitudini, scoprire che c'é dell'altro, alzi, "dell'ALTRA. Dopo tanti anni ho rinunciato a visitare il celeberrimo evento "Identià Golose" a Milano scegliendo la magica Pugliadove negli stessi giorni si svolgeva un congresso interamente dedicato alle donne imprenditrici nel settore della ristorazione dell'agricoltura: Parabere Forum. Ma perché questo nome? Era una nobil signora spagnola che ha praticamente "codificato" le ricette della cucina classica, una sorta di Artusi in gonnella....Ma torniamo al congresso in rosa: ideato da un'attivissima giornalista, Maria Canaval, origini varie franco-ispaico italiane che scrive anche libri e vive (mi dicono) a Parigi, il congresso é al suo secondo anno di vita e si é svolto a Bari il 6 e 7 marzo, attira donne del settore che sono arrivate un po' da tuttoil globo terracqueo: ho conosciuto persino la titolare di un locale in Alaska, non scherzo.Una due giorni di incontri ed esperienze di donne sul palco che ci hanno raccontato le loro storie, la loro visione della vita, dell'etica in agricoltura, nella ristorazione, nella vita. Visionarie, preveggenti...o cosa? Sin dall'antichità la storia c'insegna che le donne più "avanti" hanno sempr avuto vita non semplice, e non parlo di Giovanne d'Arco o streghe bruciate snei roghi in piazza, ma insomma, vale la pensa di prendere la situazione in mano eprovare amigliorare un po' il mondo? La risposta strizza l'occhio alla solita frase fatta dei reality: -"PER ME E' SI!!" i dettagli nel prossimo post. Sono felice di non esser stata a Milano, direi che Paolo Marchi non é neppure accorto della mia assenza... Tanto a presenziare il settore "classico" ci ha pensato egregiamente Luigi Cremona..... 

PARABERE FORUM: I CONGRESSI NON FINISCONO MAI, MA QUESTA VOLTA PREFERISCO LE DONNE (E LA PUGLIA!)

Martedì, 8. Marzo 2016 - 9:08

Di LORENZA VITALIOgni tanto vale la pena di dare un giro di vite, di cambiare abitudini, scoprire che c'é dell'altro, alzi, "dell'ALTRA. Dopo tanti anni ho rinunciato a visitare il celeberrimo evento "Identià Golose" a Milano scegliendo la magica Pugliadove negli stessi giorni si svolgeva un congresso interamente dedicato alle donne imprenditrici nel settore della ristorazione dell'agricoltura: Parabere Forum. Ma perché questo nome? Era una nobil signora spagnola che ha praticamente "codificato" le ricette della cucina classica, una sorta di Artusi in gonnella....Ma torniamo al congresso in rosa: ideato da un'attivissima giornalista, Maria Canaval, origini varie franco-ispaico italiane che scrive anche libri e vive (mi dicono) a Parigi, il congresso é al suo secondo anno di vita e si é svolto a Bari il 6 e 7 marzo, attira donne del settore che sono arrivate un po' da tuttoil globo terracqueo: ho conosciuto persino la titolare di un locale in Alaska, non scherzo.Una due giorni di incontri ed esperienze di donne sul palco che ci hanno raccontato le loro storie, la loro visione della vita, dell'etica in agricoltura, nella ristorazione, nella vita. Visionarie, preveggenti...o cosa? Sin dall'antichità la storia c'insegna che le donne più "avanti" hanno sempr avuto vita non semplice, e non parlo di Giovanne d'Arco o streghe bruciate snei roghi in piazza, ma insomma, vale la pensa di prendere la situazione in mano eprovare amigliorare un po' il mondo? La risposta strizza l'occhio alla solita frase fatta dei reality: -"PER ME E' SI!!" i dettagli nel prossimo post. Sono felice di non esser stata a Milano, direi che Paolo Marchi non é neppure accorto della mia assenza... Tanto a presenziare il settore "classico" ci ha pensato egregiamente Luigi Cremona..... 

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