Penne alla Vodka Yankee take away oppure blasonate vintage del Guardiano del Faro?

Venerdì, 5. Aprile 2013 - 0:26

Caro Guardiano, ti scrivo da New York, questa volta sono capitata in un hotel, recuperato “last minute”-  nel vero senso della parola dato che vivo in apnea da perenne assenza di tempo -  nella zona Midtown che più turistica-non-si-può: Fifth Avenue di fronte all’Empire State Building! Vabbé….non mi crocifiggere, potevo fare anche di peggio nei giorni di Pasqua, no? Comunque le cose strane sono all’ordine del giorno. Come saprai la città è piena di round-the-corner shop, versione attuale dei vecchi empori di quartiere che vendevano dal bigodino autoriscaldante al salamino “Milano” per attacchi di fame notturni improvvisi. Sono la mia passione “trash” perché ci scopro di tutto! La catena è comunque di quelle “fighette”, si chiama Douane Reade www.douanereade.com e, oltre a beveroni aromatici che si chiamano “Vitali” ho scoperto che il bancone refrigerato, di fronte agli shampoo, vende cibi pronti inimmaginabili (grazie a Dio ci compro solo cosmetici e giornali!) Insomma, l’ho vista, era lì, la montagna di confezioni rosa salmone e mi guardava minacciosa: sull’etichetta di ogni scatola trasparente c’era scritto (in italiano, eh!) “Penne alla Vodka”. Alla vodkaaa??? Mi ero totalmente dimenticata di questo piatto icona delle notti degli anni ottanta! Te la butto là, questa è la botta…a te tocca la risposta!                                                       Comincerei dicendo che l’idea me l’ha lanciata Lorenza Vitali, che avendo recentemente rinnovato il suo magazine online www.witaly.it e ha previsto - tra le diverse categorie inserite - anche uno spazio dedicato alle cose dimenticate: articoli scritti e mai pubblicati o foto disperse in qualche file e mai più ritrovate per chissà quale motivo. Oltre a ciò ci è venuta voglia anche di andare a dissotterrare qualche piatto dimenticato, che potrebbe tornare di moda, come tutto quanto è Vintage.E’ il caso delle Penne alla Vodka, di cui mi parlava Lorenza da New York, dove sono tornate clamorosamente di moda, fino ad aver interessato un’industria alimentare che le ha riabilitate e che ne sta vendendo a camionate, già pronte e confezionate. Dubito che queste cose possano funzionare da noi, ma l’idea potrebbe essere da riscoprire in maniera diversa, ludica ma anche gourmet. E allora ci si mette anche qual diavolo d’uomo che fa di nome Luigi e di cognome Cremona a farmi visualizzare un divino piatto di penne alla Vodka che lui mangiò non so dove e non so quando, ma immagino quanto…E’ stata innanzitutto la descrizione del piatto che mi ha colpito, perché ho immediatamente visualizzato questa dozzina di penne immacolate sfumate alla Vodka e poi posate con grazia e simmetria su una salsa a specchio realizzata con nero di seppia. A rifinire e impreziosire il tutto solo qualche perla di caviale fresco fatto cadere sulle candide pennette. Ecco, io a quel punto non mi sono potuto solo limitare ad immaginarlo questo piatto, e così mi sono messo in testa qualche dogma Marchesiano, ho indossato il tablier da cucina dei Troisgros e mi sono cimentato in cucina per realizzare questa ricetta Vintage, alla mia maniera, e il risultato è stato questo. Le  pennette, dopo essere state bollite in acqua salata, sono state saltate in una padella con del burro chiarificato e aromatizzato alla cipolla bianca e poi sfumate alla Vodka. Sul piatto, per fare il moderno, ci ho strisciato una pennellata di nero di seppia punteggiata da panna acida. Quindi le pennette già ripassate in padella ed infine qualche perla di caviale. Le pennette sono cinque, non a caso, ma in omaggio alle cinque penne-llate, marchio Marchesiano. E da bere? Beluga Gold, what else? scritto a quattro mani da Lorenza Vitali e Guardiano del Faro (in attesa che sia attiva la rubrica "Scusate il Ritardo!"     

Pizzo...in Franciacorta!

Venerdì, 15. Marzo 2013 - 15:36

Com'è toccare un tessuto di pizzo leggero? Trasparente come l'acqua nervosa di torrente, elegante come le bollicine di un vino .... in Franciacorta. A Sergnana d'Iseo, c'è una coppia nuova, che "pensa nuovo", dentro i nitidi muri vecchi di una sorta di bastide lombarda recuperata con stile ma anche fuori, nelle vigne, producendo dei nuovi Franciacorta Satén e Rosè biologici: sono l'  architetto Marina Tonsi e Mauro Franzoni, eclettico imprenditore con il pallino delle cose nuove, pulite e giuste, senza citare Petrini. Una bella coppia, come si suol dire, non solo fisicamente, ma è bella l'armonia che traspare da tutto quello che c'è intorno, compreso il cane dolce come lo zucchero.La loro è una piccola produzione, ma nulla è lasciato al caso, neppure il packaging, che mi colpì sin dalla prima volta: il pizzo leggero ideato dallo studio Dinamomilano, rimanda ad una domesticità contadina ed una tradizione antica ma non rustica: come stilema pervade il collo delle bottiglie champagnotte dell'extrabrut millesimato ma anche l'astuccio. Nella mia memoria fotografica il rimando è stato immediato alla moda, alle ultime collezioni di Valentino, che ossessivamente, ricpre ogni modello di leggero pizzo, color cipria come le opalescenti fette di mortadella che ben si sposano con il rosè e la perlescenza delle ostriche, assolutamente perfetto con un satén. I vini nascono così l'Extrabrut, da un 95% di uve Chardonnay e da un 5% di Pinot Nero, raccolte e vinificate nell'annata 2008, il Rosé millesimato 2008, prodotto da un blend di 80% Pinot Nero e 20% di Cahrdonnay e il satén anche lui un millesimato 2008, ma vanificato solo con un 100% di uve Chardonnay. Una produzione destinata a portare a circa dodicimila il numero di bottiglie prodotte da corte Bianca.Tel. +39-030983293  [email protected]  www.corte-bianca.it

il salotto di casa

Mercoledì, 6. Marzo 2013 - 18:04

Aapron, ovvero il grembiule, in tutte le salse

Lunedì, 4. Marzo 2013 - 17:00

  GREMBIULE (fr. tablier; sp. delantal; ted. Schürze; ingl. apron). - La forma più antica del grembiule fu un pezzo di stoffa girata intorno ai fianchi, posto sopra altre vesti, sia per gli uomini sia per le donne; questa foggia si ritrova fino al 1200, mentre poi il grembiule assume la forma che ha conservata tuttora, attraverso infinite variazioni. Ma questo accessorio, creato per necessità pratiche, divenne presto elegante e già prima del Quattrocento, col fiorire dell'arte del ricamo, era spesso oggetto di squisita fattura. Nei paesi nordici si trasformò anche in ornamento di pelliccia. Nei secoli XVI e XVII altro non fu che un ornamento prezioso aggiunto nel ricco costume femminile, finché nel Settecento fece parte del costume stesso come guarnizione del vestito. Verso la fine del regno di Luigi XIV venne la moda dei grembiuli di merletto e di seta, di grandissimo lusso; se ne facevano di punto d'Inghilterra, di merletto d'argento e di merletto d'Alençon. Da questa moda deriva il tablier del costume francese (1700), che consiste nell'apertura dell'ampia veste di sopra (panier) su un'altra veste d'altro colore o di merletto, ma sempre molto ricca di guarnizioni. Con questa moda decade l'uso del grembiule vero e proprio, che rimane però sempre nei varî costumi regionali. Ritorna nel 1814 nell'abbigliamento elegante; e venuta la moda delle vesa larghe (1830), si sbizzarrisce fino al 1860 in fogge curiose, anche nell'abbigliamento dell'infanzia. (V. tavv. CXCIX e CC). 

La mia wishlist di febbraio....

Martedì, 5. Marzo 2013 - 14:49

Primo giorno del secondo mese dell'anno: ho deciso, di tanto in tanto bisogna fare il "censimento" dei due tipi di oggetti  che affollano e ammorbano  i miei armadi (oltre ai vesti e alle pentole, s'intende): scarpe e bottiglie di vino!!! Sembra semplice, ma non é così. Per commettere l'ultimo peccato da shop-holic non ho saputo resistere alle scarpe Trippen (che io definisco "da folletto") che si trovano sul un sito che non ha un nome tanto simpatico www.hautemacabre.com  ma oggetti il più delle volte davvero singolari! Lorenza Vitali  



  

Cena AIDA a Roma

Mercoledì, 17. Ottobre 2012 - 21:51

Alberto Camandona da tanto tempo è una persona di riferimento e cultura nel mondo variegato del turismo gastronomico e non solo. Animatore dell’ Aida (associazione dei Direttori d’albergo) , professore alla Luiss, protagonista di mille dibattiti e interventi. E’ sempre un piacere incontrarlo, come ai vecchi tempi quando Luigi Veronelli scendeva a Roma. Lo ritroviamo a questa cena dell’AIDA organizzata nel salone dell’Hotel de la Ville, cena non noiosa come tante, proprio grazie alla sua verve ed esperienza. E il nostro augurio è che una categoria così importante e strategica, come quella dei Direttori d’Albergo, possa raccogliere i tatni stimoli che Lui è in grado di lanciare.

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