Le aziende di Tacco12ebollicine: Fazi Battaglia.

Mercoledì, 9. Luglio 2014 - 11:27

Ancora una volta Tacco12ebollicine presenta una vera Donna, forte e determinata, a capo di un grande azienda vinicola che ci fornirà i suoi prodotti nel corso dell’evento del 13 luglio al Café Les Paillotes di Pescara. Chiara Giannotti è nata a Roma il 31 Maggio 1976. Dopo essersi diplomata alla scuola francese Chateaubriand di Roma, dove ha sviluppato una formazione internazionale, si è laureata in Lingue e Letteratura Straniere nell’Università Roma, vincendo la borsa di Studio Erasmus per proseguire gli studi alla UCL di Londra. Dal 2001 ha frequentato il corso di 3 livelli dell’Ais per avere il diploma ufficiale di Sommelier, ed è entrata a lavorare a pieno ritmo a fianco della madre, Maria Luisa Sparaco, dei fratelli, Luca e Barbara Giannotti, nel gruppo Fazi Battaglia, azienda di famiglia dal 1949. Ha cominciato sin dall’inizio ad occuparsi del marketing e della comunicazione, oltre allo sviluppo commerciale ed economico dei mercati esteri. Ad oggi si occupa anche della supervisione della produzione, collaborando a stretto contatto con l’Agronomo Mirco Pompili e con l’Enologo Simone Schiaffino e Lorenzo Landi. Nel 2002 fonda una nuova piccola realtà nella Maremma, il Greto delle Fate, con una produzione limitata di Morellino di Scansano e Vermentino di Maremma, con un grande potenziale grazie alla ricchezza dei terreni dove sorge, e che segue continuando a lavorare a pieno ritmo nella Cantina Marchigiana dove continua a conservare lo stesso impegno e la stessa dedizione anche all’azienda, della quale rappresenta la 4 generazione in carica.La Fazi Battaglia è infatti nata nel 1949 a Cupramontana ed è stata subito rilevata dal bisnonno Francesco Angelini, che l’ha portata in poco tempo ad essere rappresentativa della sua terra marchigiana e simbolo del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico, un vino sino allora poco conosciuto ed oggi famoso in tutto il mondo nella tipica bottiglia a forma di anfora fatta ideare proprio da Francesco Angelini nel 1954. Nel 1956, l’azienda, per esigenze di spazio, viene trasferita nella nuova sede di Castelplanio. Nel frattempo per far fronte alla forte richiesta di Verdicchio e per garantire una qualità sempre alta si dà l’avvio all’acquisto di terreni selezionati, che vengono trasformati nei più bei vigneti della zona Classica dei Castelli di Jesi e che raggiungono oggi l’estensione di più di 200 ettari. Dalla vigna alla bottiglia, è un ciclo produttivo che unisce la tradizione all’innovazione. Il risultato è una lunga storia di successi, di riconoscimenti e passione che Fazi Battaglia coltiva da più di sessant’anni per regalare momenti indimenticabili.Nella vita privata Chiara si è sposata nel 2006 ed ha avuto una bambina nel 2008 che porta il nome di Maria Luisa.  

Le donne di Tacco12ebollicine: Alessia Calzecchi

Lunedì, 7. Luglio 2014 - 15:21


Noi di Tacco12ebollicine non ci facciamo mancare proprio nulla: il 13 luglio presso il Café Les Paillotes di Pescara, nel corso del pomeriggio ci sarà anche un mini-corso di food photography insieme alla fotografa Alessia Calzecchi, che cercherà di concentrare in una lezioni tutti i suoi consigli pratici per aspiranti food blogger, food photographer o semplici appassionate.Alessia Calzecchi nasce e cresce a Roma dal 1992.Amante di numerose forme d'arte, fin da piccolissima si appassiona alla musica, studiando violino e partecipando a numerosi concerti. In questi anni acquisisce una profonda sensibilità artistica che le permette di avvicinarsi all'arte in tutte le sue forme, tra cui la fotografia. 
Viaggia molto in Italia e all'estero, vive in Francia, Inghilterra e Nuova Zelanda ed è qui che comprende l'importanza della fotografia come strumento di comunicazione e ricerca della perfezione. A tal proposito decide di intraprendere studi fotografici presso l'Istituto Europeo di Design (IED) di Roma.
 Grazie all'esperienza di grandi maestri come Angelo Turetta, Massimo Siragusa, Antonio Barrella e Daniele Fiore, riceve solide basi per diventare una fotografa professionista. Il richiamo a nuovi confronti creativi le spinge a concludere il suo percorso di studi a Londra, frequentando la UCA (University for the Creative Arts). Qui trova un ambiente stimolante che le permette di conoscere nuove culture e di avvicinarsi al mondo del food.
Comincia così un percorso fatto di colori e freschezza, tipico del mondo della food photography. Nei suoi scatti traspare la sensibilità femminile, ricercando un incontro perfetto tra luce e food. Ama esplorare e raggiungere un equilibrio estetico per poter ammirare ogni particolare; l'attenzione per ogni singolo scatto diventa, così, un rito.
Oggi Alessia lavora nel panorama romano come food photographer, potendo vantare numerevoli esperienze, come ad esempio quelle con Rosso Amaranto, Very Food e il co-working con Dilycious Blog.   

SAPPADA..RITROVA LA SUA RICOTTA ACIDA CON IL DRAGONCELLO

Domenica, 6. Luglio 2014 - 19:33

 di LORENZA VITALI A Sappada c’è una voglia sana di tornare alle tradizioni e magari di reinventarle. La scorsa edizione  2013 di Metedimontagna a Roma, Roberto Brovedani,  del ristorante stellato  Laite, luogo di inenarrabili delizie di montagna,  ha portato una chicca: il  Saurnschotte  pèrschtròmm , ovvero un Formaggio fresco  simile alla ricotta con dragoncello.  Il prodotto, buonissimo, ha suscitato parecchia curiosità dunque quest’anno, gli abitanti di Sappada hanno costituito un “ Comitato della Saurnschotte” che  ne farà una presentazione ufficiale per far conoscere questa specialità riscoperta  con una bella anteprima in paese l’8 agosto nella piazzetta di Borgata Hoffe di Sappada.   Le origini: diffusa negli orti di Sappada / Plodn, isola linguistica germanica alle Sorgenti del Piave, cresce una pianta aromatica, il pèrschtròmm (dragoncello o estragone), che viene impiegata nella cucina tipica sappadina soprattutto per la produzione della saurnschotte (la cosiddetta ricotta acida), oltre che nelle minestre di patate e, di recente, per aromatizzare la grappa. La raccolta dell’erba (una varietà di Artemisia dracunculus) avviene tradizionalmente nel periodo compreso tra le due feste della Madonna (15/08 Assunzione - 08/09 Natività di Maria), prima che la pianta fiorisca: una volta sfrondate, le foglie vengono sminuzzate e conservate sotto sale. La ricotta acida è in realtà un formaggio fresco che si ottiene dalla fermentazione del latte, lavorato per un paio di giorni e condito con sale, pepe e questa erba aromatica, che le conferisce un particolare gusto, intenso e leggermente piccante. La massaie sappadine producono ancora questa ricotta in maniera casalinga, sul fuoco a legna, con il latte intero inacidito lasciato sulla piastra della stufa in un recipiente apposito di ghisa (schottehovn), finché si ottiene la giusta consistenza. Un tempo la ricotta era poi conservata in un vaso o in una scodella (milchhovn), coperta con un po’ di acqua oppure in cantina in mastelli di legno (schotteschòff).  La saurnschotte è l’ingrediente principale della schottedunkate, una ricetta tipica sappadina che mescola la ricotta acida, la schiuma della polenta in fase di preparazione e del latte: il composto viene condito con burro fuso sfrigolante. È impiegata anche come ripieno per una variante dei gepitschta kròpfn (ravioli pizzicati ripieni) ma può essere gustata semplicemente con la polenta o sul pane. Non vedo l’ora di provare questa ricotta, la cui ricetta è stata tramandata e conservata fino ad oggi: assaporando il suo aroma particolare ad occhi chiusi mi parrà di essere di nuovo di fronte alle incredibili vette del panorama sappadino! 

Giorgio Faletti, una pura coincidenza

Domenica, 6. Luglio 2014 - 0:36

di LORENZA VITALI La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi… Nella vita ci sono cose che ti cerchi e altre che ti vengono a cercare. Non le hai scelte e nemmeno le vorresti, ma arrivano e dopo non sei più uguale. A quel punto le soluzioni sono due: o scappi cercando di lasciartele alle spalle o ti fermi e le affronti. Qualsiasi soluzione tu scelga ti cambia, e tu hai solo la possibilità di scegliere se in bene o in male… Ho sempre sostituito la paura di non farcela più, con la speranza di farcela di nuovo…”… Una delle ultime frasi  di Giorgio Faletti, un uomo dannatamente difficile da inquadrare, da catalogare nella sezione “artista” perché espressione riduttiva per lui, che ne aveva fatta una più del diavolo. Ma un altro diavolo ha sconfitto lui, troppo presto: il cancro. Nella mia rubrica di solito mi piace parlare di donne, ma quest’uomo, per una breve parte della mia vita, tanto tempo fa, l’ho anche conosciuto, frequentato come amico, allora oggi mi va di ricordarlo così. Astigiano doc, messa da parte la laurea in giurisprudenza, lo vediamo come cabarettista nel noto locale milanese Derby, lo stesso che ha sfornato in quegli anni  personaggi  come Diego Abatantuono, Teo Teocoli, Massimo Boldi, Paolo Rossi etc.. Lo si vede in televisione in diversi canali e programmi anche accanto a Raffaella Carrà in Pronto Raffaella. Nell’85 diventa uno dei personaggi Drive In, la nota trasmissione degli anni 80 ideata da Ricci. Tra i vari personaggi che inventa, Vito Catozzo rimarrà un’icona del suo tempo. Alla fine degli anni 80 si avvicina alla musica con due album, “Colletti bianchi”, colonna sonora dello stesso  film per la tv che lo vede  anche attore fra i protagonisti. Nel 1991 arriva il suo secondo disco, “Disperato ma non serio”. Come autore scrive anche canzoni per altri artisti: per la grande Mina “Traditore”, che lei  include il pezzo nel suo album  “Caterpillar”. Non si perde neppure il Festival di Sanremo in coppia con Orietta Berti, curiosa partnership artistica che lo pone ancora una volta tra i “difficilmente catalogabili”. Nel ‘94 ritorna al Festival e raggiunge il 2º posto sfiorando la vittoria con la canzone “Signor Tenente” ispirata alle stragi di Capàci e di via D'Amelio, ancora un segno che dimostra la sua completezza: l’arte di far ridere accanto ad un impegno ed una serietà notevoli nella scelta dei soggetti delle sue canzoni. Ma torniamo a noi. Nelle storie di ogni vita, talvolta succedono cose che ti fanno cambiare direzione, anche indirizzo. Nel 1995 mia madre - che vive in Liguria ai confini con al Francia  - si ammalò gravemente e io, figlia unica mai presente e in giro per il mondo, mi sentii  in dovere di lasciare Milano, il mio mondo, il mio lavoro, per starle vicina. Maurizio Dj Maggio, amico di sempre e noto personaggio di Radio Monte Carlo, mi aiutò non poco a cercare un lavoro “sur la cote” e una casa. Cercar casa a Monaco se non sei milionario non è affatto uno scherzo. Un giorno  mi presentò Giorgio Faletti che ne aveva una inutilizzata. La mia vita riprese un ritmo accettabile, se accettabile può sembrare scaraventarsi nel quotidiano del Principato più artefatto del mondo. Mesi da incubo, intervallati da momenti piacevoli come l’amicizia di Maurizio e di Giorgio, con i quali di tanto in tanto si usciva a cena. Faletti amava profondamente la musica, lo si poteva immaginare entrando nella sua casa di Milano in piazza Amendola dove nel salone faceva bella mostra di sé una collezione impressionante di chitarre appartenute a personaggi famosi: forse tra le tante espressioni artistiche avrebbe voluto diventare un altro Vasco Rossi? Chissà…. Era per lui il periodo della collaborazione con al casa discografica Polydor, mi pare, e stava vivendo un momento di conflitto interiore, voleva fortemente esser considerato dalla critica e dai media un artista “impegnato” voleva dimostrare al mondo che era possibile essere altro oltre al comico che tanti amavano, quella parte ormai gli stava stretta rivelando una vena inquieta, malinconica e riflessiva . Lo accompagnai qualche volta negli studi di registrazione dove andava avanti a provare, instancabile, sino a notte fonda per preparare il pezzo “L'assurdo mestiere” che presentò al  Festival di Sanremo in quell’anno:  una sorta di preghiera-ringraziamento a Dio. Il pezzo comunque venne inserito nell’omonimo album che vinse, tra le altre cose, anche il premio “Rino Gaetano” per la qualità delle liriche. In quel periodo aveva iniziato già a scrivere, partendo, naturalmente dalla sua radice comica, il libro “Porco Mondo che ciò sotto i piedi” dove si trovano aneddoti e storie di Vito Catozzo, il suo più noto carattere. Ma qualcosa di più inquietante bolliva già in pentola. Dopo qualche tempo lo persi di vista. Nel 2002  scoprii che aveva pubblicato un giallo, “Io uccido” che a tutt’oggi ha venduto più di quattro milioni di copie, tradotte in diverse lingue. Comprai immediatamente una copia, la lessi d’ un fiato. Quanti dettagli della sua vera vita c’erano dentro….ma ogni riferimento a cose reali e persone viventi è puramente casuale….ciao Signor Tenente!  

Le donne chef di Tacco12ebollicine 2014: Domenica Vagnarelli.

Venerdì, 4. Luglio 2014 - 11:38

L’evento tutto al femminile di Tacco12ebollicine che si svolgerà il 13 luglio presso il Café Les Paillotes di Pescara vedrà la presenza di tante grandi donne chef, tra loro la chef Domenica Vagnarelli.Domenica Vagnarelli nasce a Giulianova nel 1965 e, dopo essersi diplomata all’Istituto Professionale per il commercio, inizia varie esperienze in uffici amministrativi. Nel 1993 con l’apertura del Ristorante Mediterraneo insieme al marito Giuseppe Lobello, Domenica decide di cambiare vita e intraprende la strada per diventare chef.Ben presto capisce che quella era la sua vera strada e finalmente si era liberata della prigione in cui era rinchiusa fatta da computer e fax; autodidatta, legge tanti libri tecnici, fa tante prove, quasi a non dormire la notte per arrivare alla soluzione per un piatto, e si appassiona alle nuove tecniche di cucina, con predilezione delle cotture a bassa temperatura.Oggi la sua è una cucina innovativa, ma che prende vita dalla tradizione, per lei nessun piatto può avere una nuova espressione se non si parte dalle origini dello stesso, non dimenticando di usare il cuore. Il suo stile di cucina ama la semplicità e rispetta la materia prima, il pesce fa da padrone nei suoi piatti, insieme a verdure, legumi ed erbe profumate come la maggiorana, la menta, il timo al limone e il rosmarino.Nel 2010 entra a far parte della rinnovata Associazione Qualità Abruzzo come socio fondatore e sempre nello stesso anno entra anche nell’Associazione CHIC Charming Italian Chef.Attualmente ricopre il ruolo di Executive Chef presso il Ristorante Acquaviva Breaking Business Hotel di Mosciano Sant’Angelo (Teramo). Ma la cosa che la rende sempre viva ed attiva oltre la cucina? La sua piccola principessa Raffaella, “colei che fa del mio mondo un mondo di colori” – spiega con amore Domenica.  

Le donne chef di Tacco12ebollicine 2014: Loretta Fanella.

Giovedì, 3. Luglio 2014 - 16:14

Sarà la pastry chef Loretta Fanella a deliziarci con le sue dolci creazioni a Tacco12ebollicine la sera del 13 luglio al Café Les Paillotes di Pescara. Loretta Fanella nasce a Fiuggi (Frosinone) nel 1980.Le sue esperienze professionali sono piuttosto prestigiose, vale la pena elencarne alcune.Nel 1999, appena diciottenne, Loretta inizia la sua avventura a Verona al Ristorante Antica Pesa di Fabio Tacchella, prosegue con Carlo Cracco nel 2001; ma la vera svolta arriva con il suo approdo in Spagna nel 2003, presso il famoso El Bulli di Ferran e Albert Adrià dove si ferma per tre anni, fondamentali per Loretta: le si apre l’universo della ricerca di tecniche, gusti e abbinamenti inediti, texture e temperature nuove, prodotti e lavorazioni mai viste fino a quel momento, e poi i sifoni, i mixer, i gelificanti e le sferificazioni, imparate da coloro che in quel momento erano considerati i numeri uno della pasticceria d’avanguardia, i fratelli Adrià. Sono anni in cui Loretta capisce che “si può superare la linea che è segnata davanti a noi, che si può sconfinare, pensando tanto e scombinando qualsiasi cosa e alimento, cambiando le abitudini per dar vita a qualcosa di diverso” – come ci racconta la pastry chef. Richiamata dalla necessità di mettersi alla prova e cominciare a riflettere di luce propia, decide di rientrare in Italia, volenterosa nel voler smuovere il blocco della pasticceria da ristorazione italiana, nella quale i dessert erano considerati ancora solo un complemento. Riceve svariate proposte da parte dei migliori ristoranti d’Italia, ma viene subito attratta dall’autorevole Enoteca Pinchiorri di Firenze, dove inizia a lavorare come pasticcera nel 2006, e con lei la pasticceria dell’Enoteca cambia faccia: dolci nuovi e creativi, molto discussi e lodati, tanto da portarla a ricevere il premio di “Miglior Chef pasticcera d’Italia”. Per Loretta il dessert deve rimanere nella memoria di chi lo mangia, grazie all’estetica e soprattutto al gusto; il dolce deve ricordarci un gioco, un paesaggio, un momento della nostra vita quotidiana; non si tratta più di un gelato affianco a un biscotto e una salsa, ma un qualcosa di concreto, che prende forma anche nella nostra mente, come il quadro di un pittore, che emoziona.Nella sua pasticceria frutta, creme, cioccolato, biscotti, fiori, sono materie alle quali dare forma ed equilibrio, per rendere un piatto indimenticabile.Dietro il suo viso angelico si nasconde una ragazza determinata e molto precisa, guai a chi dei suoi collaboratori sporca nella sua cucina o a chi, sbagliando qualcosa, offre al cliente una preparazione imperfetta, ma anche quando si arrabbia lei non grida, lo fa capire con uno sguardo.  Nel 2008 lascia l’Enoteca Pinchiorri e, instancabile, continua il suo percorso ricco di concorsi, premi e manifestazioni, tra cui varie partecipazioni al congresso Identità Golose. Avrà una così diligente pasticcera altri interessi? Ebbene sì, Loretta trova il tempo anche per le attività sportive che ama, dal nuoto al kite, dalla bicicletta al cavallo, perché la fano sentire libera e leggera. Benevenuta da Tacco12ebollicine Loretta!

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