BAVIERA CAPUT MUNDI...

Mercoledì, 17. Maggio 2017 - 18:16

di Lorenza VitaliSe era vero il detto “Roma caput mundi” ai tempi dell’Antico Impero, è valido tuttora almeno per quanto riguarda il mondo enoagroalimentare. I gusti dei romani sono oggi quanto di più democratico e flessibile in termini di scelta– forse è rimasta nel loro dna dai tempi della grande Espansione delle Colonie la voglia di sperimentare ed assaggiare sapori inediti. Una delle occasioni più ghiotte per assaporare “altri cibi” si è  presentata alcuni giorni or sono nell’incontro tra le eccellenze gastronomiche Bavaresi  e la cucina di quattro talentuosi chef romani, ideato per ampliare i rapporti commerciali tra la rete distributiva italiana e le aziende bavaresi.  La splendida location, il Grand Hotel Flora a Roma con la sua terrazza, ha fatto la sua parte. Mi sono ritrovata insieme ad un nutrito pubblico di addetti del settore, ristoratori e colleghi giornalisti alla Conferenza Stampa con Helmut Brunner, Ministro per l’Alimentazione, Agricoltura e Foreste della Baviera. Moderata da Luigi Cremona, e qui non posso aggiungere altro, altrimenti sarei di parte! Le aziende Bavaresi hanno offerto le loro specialità durante un aperitivo con panorama mozzafiato. Tra le presenti cito la storica birreria Herrnbraü, il Birrificio Schlossbrauerei  Maxlrain, il Felsen Bräu, lo Schloßbrauerei Autenried, il Friedenfelser, Vion, Houdek Spezialitäten, Bergader Privatkäserei, Milchwerk Jäger, Meggle, Frischli, Bayerische Milchindustrie, Senfmanufaktur Weber, la mia senape preferita!Per rendere completo il percorso di fusione culturale italo-bavarese Luigi Cremona ha selezionato quattro giovani chef tra i più talentuosi del mondo gastronomico romano affidando loro il compito di interpretare le eccellenze dei prodotti d’oltralpe nella cena di gala per 160 invitati. Le ricette innovative, tutte originali e molto apprezzate dagli ospiti, hanno esaltato i sapori bavaresi contaminandoli con lo stile gastronomico romano.  I protagonisti erano: Marco Claroni dell’"Osteria dell'Orologio" con la sua Trota salmonata, ghiacciata di yogurth e verdure marinate al rafano; Davide Del Duca dell’"Osteria Fernanda" con i suoi Tortelli alle senapi Weber, misticanze e fonduta di Bergader Edelpilz; Roberto Campitelli dell’"Osteria di Monteverde" con il suo Risotto all’estratto di piselli ed erbe aromatiche, salmerino alla brace, cremoso di asparagi bianchi e polvere di fagioli neri; Riccardo Loreni de il "Cuoco & Camicia" con il suo Filetto di manzo bavarese arrostito alle erbe con patate affumicate e formaggio di malga dell'Algovia, salsa di rape e frutti rossi, infine non è mancato uno chef bavarese a far da raccordo tra tutti: Stephan Fuß del “ Gasthaus Goldener Stern, che ha presentato il Rohrbach”, un dolce ai fiori di sambuco con composta di rabarbaro.Sempre per mantenerci sulle verità condivise, i numerosi ospiti si sono attardati lungamente, complice anche una certa atmosfera volutamente allegra grazie anche alla presenza di musicisti tradizionali bavaresi che hanno contribuito a creare un clima gioviale nell’apprezzamento generale degli ospiti. Mi viene solo da aggiungere, senza polemiche a sfondo politico: questa è l’Europa Unita che vorrei!!! 

WHISKY A COLAZIONE...NON DA TIFFANY MA A ROMA!

Giovedì, 16. Marzo 2017 - 11:39

Si è conclusa recentemente a Roma l’ultima edizione di Spirit of Scotland  ovvero il Rome Whisky Festival, appuntamento ormai consolidato ed apprezzato nato con il felice intento di promuovere la diffusione della cultura del whisky di malto alcuni anni fa.  Sotto la direzione artistica di Andrea Fofi, affiancato dai due whisky expert Pino Perrone e la scozzese Rachel Rennie, la programmazione è stata ricca e completa con seminari, libere degustazioni, masterclasses e diversi seminari sull’arte della mixology.  La classica e scenografica ambientazione del Palazzo delle Fontane all’EUR ha accolto un nutrito pubblico tra appassionati, esperti del settore e semplici curiosi.Molte le facce giovani ed era ciò che speravano gli organizzatori che durante la presentazione dell’evento nel locale Whisky and Co. di Via Margutta hanno sottolineato l’importanza della divulgazione di un messaggio positivo sulla corretta educazione al consumo dei distillati di qualità . Un’ annosa battaglia con le istituzioni sul veto alla divulgazione mediatica di prodotti e manifestazioni legate all’alcool, veicolabile invece attraverso un messaggio di educazione e corretta fruizione.Tra gli ospiti del mondo della miscelazione ricordiamo Erick Lorincz, Head Bartender dell’American bar del Savoy Hotel di Londra, Filippo Sisti, barman di Carlo Cracco e bartender internazionale, Fabio Bacchi bartender, bar manager e fondatore ed editore del magazine specialistico BarTales e i bartender dell’Oriole cocktail Bar di Londra. Chi apprezza e sostiene il professionismo di sala al quale è strettamente legato il mondo dei servizi Bar e del bere miscelato,  è rimasto sicuramente colpito dal Balan & Partners Mixology Contest, torneo ad eliminazione diretta nel quale 8 Bartender si sono sfidati  con preparazioni realizzate al momento. I concorrenti sono stati selezionati dal gruppo Jerry Thomas Project di Antonio Parlapiano, Roberto Artusio, Leonardo Leuci, Alessandro Procoli, ragazzi appassionati che hanno creato la ben riuscita realtà del forse più noto Speakeasy  d’Italia .  Gli sfidanti hanno preparato un cocktail a base dei distillati messi a disposizione  in una Black Box da Balan, importatore main sponsor del concorso.  Nei Quarti ed in Semifinale sono state protagoniste le coppie Gin&Vodka e Tequila&Rum mentre nella finale ha primeggiato lo Scotch Whisky. Ad ogni turno la Black Box conteneva anche un Prosecco, un Bitter ed un Amaro ai quali i  concorrenti hanno aggiunto altri ingredienti a scelta libera tra i quali frutta, spezie, essenze e soft drink. Il vincitore del Contest (premio da 1000 euro) è stato il giovane Riccardo Marinelli mentre al secondo e terzo posto si sono piazzati Nicola Ruggiero e Patrick Pistolesi.     

MOSCA...IL POTERE DEI TACCHI PASSA DALLA MALAYA BRONNAYA

Lunedì, 13. Marzo 2017 - 15:12

 Secondo giorno a Mosca: mi sono ripromessa di non cadere nel tranello trito e ritrito dei luoghi comuni, eppure…molti posti, vagoni della metro compresi, puzzano ancora incredibilmente di cipolla, in giro per la città ormai si vedono macchinoni grandi come balene e le donne qui sono tutte belle e sexy e sono alla ricerca spasmodica di un marito ricco (tranne quelle che lo hanno già trovato e allora il lavoro consiste nel tenerselo). Ci sono 65 milioni di donne in questo Paese, dieci in più degli uomini e non si può sperare che siano tutte esteticamente perfette, ma un fenomeno è lampante: da tutta la Russia le più procaci tentano la fortuna a Mosca, dunque la percentuale è presto sbilanciata. Da poco si è celebrata anche qui l’8 marzo la festa della Donna (dal 1965) ed è una ricorrenza molto sentita da tutti. Ho appena letto un articolo interessante sul quotidiano “The Moscow Times” se vi va di dare un’occhiata e scoprire quali sono le 20 donne considerate più influenti in questo momento, leggete qui.  Ma torniamo a noi: qual è il simbolo della loro “female power consciousness”? Tra le altre cose, usano le scarpe con i tacchi più alti per lanciare messaggi neanche troppo subliminali. Morale? I negozi che vendono le scarpe più belle – con tacco 12 o meno – vincono. Quali sono i marchi che vanno per la maggiore qui? Come in tutto il resto del mondo, credo, senza dubbio Giuseppe Zanotti, Sergio Rossi, Casadei, Louboutin e Roger Vivier, Manolo Blanick…Un paio di negozi flagship sono all’interno di un palazzo elegante affacciato sulla Malaya Bronnaya, una delle vie residenziali più eleganti della città, che al piano rialzato ha una caffetteria italiana di tutto rispetto, una cigar room Davidoff da paura, al primo piano un bistrot e un ristorante gourmet, sempre italiano, ma di questo parleremo poi, ora vado a fare shopping.... Lorenza Vitali

UN CAFFE' AL VOLO...E VOLO A MOSCA

Sabato, 11. Marzo 2017 - 9:32

di Lorenza VitaliViaggio a Mosca: tutto organizzato, persone che stimiamo tanto ci aspettano, però, nessuna voglia di partire, troppo stanca. Mi faccio forza e butto nella mini valigia Piquadro da cabina solo pochi “confort dress” e nessun tacco12, le bollicine le troverò in zona. Forse gli uomini non capiscono il messaggio subliminale, ma per le donne che leggono è lampante. Aeroflot parte dall’area nuova di Fiumicino, finalmente la vedo. Sembra un’altra capitale, tutto è rarefatto, non una carta per terra e una terrace sospesa sugli hub di uscita degli aerei con enorme vetrata verso gli stessi, dove l’offerta winefood entertainment è finalmente di livello. Il tempo non è molto prima della partenza, allora mi concentro: cosa mi va d’assaggiare? Attimi è lì che mi strizza l’occhio e godermi una colazione “comme il faut” firmata Heinz Beck è cosa fatta. Il teutonico chef perfezionista al limite dell’ossessione ne pensa una più del diavolo: le clessidre su ogni tavolo per stabilire quanto tempo ancora si ha tra un boccone e l’altro ci sono davvero e una bella vetrina con dolci e lieviti all’ingresso pure.  Incontriamo il restaurant manager, Nino Tarallo, da 15 anni in Pergola e ora alle prese con questa nuova avventura che sembra stimolarlo parecchio. Lo chef in questi giorni non è il resident abituale, bensì Gianluca Renzi, altro capace caposaldo del clan di Heinz che sta per riaprire il ristorante del Castello di Fighine, altro luogo magico dove da diverso tempo non torniamo. Assaggiamo al volo (è proprio il caso di dirlo) due stuzzichini salati commoventi, soprattutto la versione pane burro alici di heinz, un croissant e via...il caffè a questo punto, seppur buono quello di Attimi, in previsione di quelli cattivi che penso berrò a Mosca, me lo faccio fare da chi se ne intende per antonomasia: vado nello spazio signature di Kimbo e me lo faccio fare con la cuccuma napoletana!

VIAGGIAMO NEL TEMPO, NELLO SPAZIO, NELLE CUCINE DI TUTTO IL MONDO MA IDENTITA' GOLOSE NON SCHERZA....

Venerdì, 10. Marzo 2017 - 0:08

di Lorenza VitaliE siamo a 13, il tempo vola, i piatti anche, la carriera di diversi chef pure. Stavo cercando tra i pensieri ingarbugliati di tirare fuori qualche frase ad effetto per raccontare a modo mio l'ultima "fatica" della coppia di ferro Paolo Marchi - Cerioni (Claudio, co-patron di Magenta Bureau, la segreteria organizzativa) che da quasi tre lustri mette in scena un congresso che é in verità una pièce direi teatrale per dare un palcoscenico di rispetto a molti, sempre più numerosi cuochi, nel calderone mediatico di questo circo enogastronomico fatto di sapori, vino, lustrini e paillettes. Risultato? Cercavo di dare un senso, un taglio personale ad un ennesimo articoletto/post che fosse leggermente diverso dai mille simil comunicati stampa di chiusura copia incolla più o meno arrangiati che tanti di noi mettono online.Rimangono impressi come flash, numerosi "scatti",  istantanee di visi belli e brutti, conosciuti, rivisti con piacere, altri meno, molto meno, ma é il gioco della vita. La "macchina" organizzativa dal mio modesto punto di vista sembra oliata a perfezione: sale bianche rosse, verdi e blu, scandivano le suddivisioni del programma a seconda del genere di cuoco, di tema di cucina che maggiormente stimola gli avventori....e poi c'era l'auditorium, bello, grande, ben allestito, con le luci giuste, con gli attori di spicco sul palco.Cosa rimarrà dunque di bello, di migliore, di diverso, tra la memoria di questa edizione? Una "foto" inedita, di assoluta freschezza e speranza: alla biglietteria, un padre ed una giovane figlia che mi riconoscono e mi vengono incontro e con trepidazione mi chiedono: -"Tu che li conosci tutti, questi chef elencati nel programma...quali vale veramente la pena di andare ad ascontare?"Nei giorni delle feste natalizie, io e Luigi Cremona per caso scoprimmo un delizioso agriturismo di una famiglia ligure ancora più bella ed autentica, contadini produttori di vino biologico ed erbe aromatiche, tre giovani figlie pronte ad entrare in forze nell'azienda di famiglia. Una cena improvvisata, semplice ma gustosa, vino buono e chiacchiere di fronte al camino con persone che ci pareva di conoscere da sempre ma che sino a due ore prima non avevamo mai visto. Luigi parlò di cucina e di cuochi con l'ultimogenita di quel clan, lei lo guardava mentre lui parlava, parlava, gli occhi le brillavano.Ecco, se mi chiedete quale sarà la memoria più bella che conserverò dell'edizione 2017 di Identità Golose, é senza ombra di dubbio la curiosità di una giovane cuoca in erba che forse un giorno farà strada (ne sono certa) ma che in quel momento mi ha fatto ricordare che la cucina é prima di tutto passione, la fiamma che congresso dopo congresso, non dovrebbe spegnersi mai. 

SAPORI MEDITERRANEI VISTA COLOSSEO

Venerdì, 3. Marzo 2017 - 13:33

Una serata stellata dai sapori unici: il 22 febbraio in un'atmosfera sospesa nel tempo, alcuni “happy few” hanno avuto il privilegio di gustare in poche ore il frutto di anni di impegno, passione e fantasia di tre tra i più famosi ed amati Chef italiani, un'esperienza il cui ricordo sarà piacevole conservare.Giuseppe di Iorio, Salvatore La Ragione e Luigi Lionetti contribuiscono da anni all'affermazione di un mito: quella "Grande bellezza" – per citare la nota pellicola italiana - che ci fa amare nel mondo.Ma non si tratta di "bellezza" effimera o casuale. Sono emozioni quasi impalpabili, il cui effetto è esaltato grazie alla loro scelta mirata di accogliere i gourmet in contesti unici: l'Aroma di Di Iorio  - l'esclusivo restaurant di Palazzo Manfredi, ove si è tenuto l'evento – vanta una spettacolare vista sul Colosseo; così come, nel sempre incredibile scenario caprese, insieme a “La Ragione”, è possibile ammirare dalla terrazza di Mammà, il Golfo di Napoli e la Piazzetta, mentre dalla veranda del Monzù del Punta Tragara, lo sguardo degli ospiti di Lionetti si perde nei Faraglioni e Marina Piccola. Non comuni opzioni estetiche, rese possibili grazie all'appartenenza delle tre strutture alla Manfredi Hotels Collection, una realtà attuale con radici antiche e che ha fatto dell'eccellenza nell'accoglienza una filosofia cui orientare precise scelte imprenditoriali.Gli Chef hanno creato un menu degustazione basato sui migliori prodotti della tradizione mediterranea -accompagnati dalle scelte di Alessio Bricoli, noto sommelier: il risotto alla zuppa di cozze mantecato all’aglio e olio interpretato da Salvatore La Ragione; la ‘Seppia con ceci di Controne e friarielli’, arricchito da un pizzico di n’duja, uno dei cavalli di battaglia di Luigi Lionetti; una pregiatissima Mupa a modo mio con crema di scorzonera e chip al sesamo proposta a sorpresa dallo chef Giuseppe di Iorio; la dolce chiusura a cura di Martina de Santis, una giovane, ma già affermata pasticcera, che si è cimentata in una ‘sfera di cioccolato su crumble salato e pinoli, gelato alla liquirizia e semifreddo al fior di latte’.Infine, qualche chicca per gli aficionados e i curiosi irriducibili: a Palazzo Manfredi in primavera verrà inaugurato il nuovo Bistrot, con vista sul Colle Oppio, ove di Iorio proporrà il suo nuovo menu’ “quick and chic”, mentre, a chi deve evitare il glutine, proporrà il “menù Melissa”, dal nome della figlia.Chi preferisce, invece, l'Isola dell'Amore sappia che il 13 aprile si brinderà all'apertura della Monzù Wine Cave: un'enoteca scavata nella roccia di Capri, dove degustare vini tra i più pregiati; nella stagione estiva aprirà anche il Monzù Gin Club, per gli appassionati dei distillati, che si potranno godere a bordo piscina un gin tonic arricchito dalla fantasia di Lionetti. Che la Dolce Vita abbia inizio…  

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