VENERDì PESCE. IO SONO MASSIMO, TU DANIELE: UN INCONTRO CON UNA SIRENA, UN PESCE MORONE E UNA VIGNA A PICCO SU QUEL MARE,

CENA IMMAGINATA ALL’ENOTECA ACHILLI AL PARLAMENTO

Sab, 28/06/2014 - 01:41

di LORENZA VITALI

 

MASSIMO, mi sono lasciata ispirare dal post "SIRENE E Sirene" sul tuo blog http://www.michiamomassimo.it/

 

 Se stasera dovessi invitare a cena la tua sirena, quale sarebbe la ricetta che prepareresti pensata per  lei?

MASSIMO VIGLIETTI – Senza dubbio un bel Morone freschissimo, semplicemente padellato con spugnole appena colte e asparagi altrettanto freschi, magari selvatici, se li trovo.

 

 Daniele, veniamo a noi: quale vino immagini perfetto per questo piatto estivo che sa di mare e di terra, le due essenze della Liguria?

 

 DANIELE TAGLIAFERRI: partiamo da Viglietti, dal suo essere ligure, poeta apparentemente ermetico, come tutti i liguri capace di bellezze inimmaginabili che si rivelano a poco a poco. Se devo pensar ad un vino da abbinare al suo piatto di pesce di stasera, quel vino non può che essere un bianco straordinario di Walter De Batté, vignaiolo eroico in quel delle Cinque Terre. Come etichetta sceglierei l’ALTROVE, pochissime bottiglie prodotte con vitigni autoctoni rari, oltre al Vermentino, come  le Uve Bosco, Rossese Bianco, il Marsanne. Non credo siano, per l’annata 2011, più di circa 1.500 bottiglie, le cui uve vinificate e poste in vecchie barrique e lì lasciate  24 mesi . Il colore è paglierino intenso con sfumature  che virano al verde, molto aromatico al naso, lascia percepire note minerali eleganti ma anche resinose come le piante che circondano le vigne più in alto, ginestre, pino marittimo. Quelli di Walter, per scelta saranno sempre Vini da Tavola non filtrati per giunta perché lui non intende seguire  le regole del disciplinare, un personaggio davvero singolare, ma con le idee chiarissime. Da  alcuni  vigneti come questo  le uve si fanno scendere a spalla in piccole ceste, in altre ancora più scoscese, solo negli anni ottanta è arrivata la cremagliera, prima ci pensavano i muli. Anche il nome c’azzecca non poco. Ti pare? Ci sono stato un pomeriggio  terso d’inverno.  Da lassù camminavo affannato  tra i sentieri scoscesi che collegano Levanto a Portovenere,  a picco su un mare blu dove pareva che 500 mt più in giù, tra i flutti, ci salutassero le amiche sirene di Massimo.

 

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