DI PADRE IN FIGLIA...NEL NOME DEL CHIANTI CLASSICO O TWIST?

I Tolaini son emigranti di successo che hanno saputo rientrare nella terra con le radici della vite!

Mer, 13/01/2016 - 16:46

di LORENZA VITALI

La perfetta fusione tra passato e futuro di una famiglia toscana?

 Di padre in figlio, anzi figlia, in questo caso: stiamo parlando della famiglia Tolaini, il cui capostipite, Pierluigi Tolaini, classe 1936, determinato a tornare dopo poco tempo per amore della sua terra, lasciò la Garfagnana molto giovane per  cercare fortuna negli Stati Uniti e in Canada. Di tempo ce ne volle poi parecchio, ma ne valse la pena: il determinato garfagnino ha costruito in una vita di lavoro un impero nel campo della logistica e dei trasporti. Ma l’amore per la terra e per il vino non era certo sopito: dopo diversi tentativi , trovò una bella azienda nella zona di Castelnuovo Berardenga, un anfiteatro di vigneti con vista su Siena. La sua filosofia? La massima qualità possibile dell’uva, macchinari e tecnologia all’avanguardia, l’equilibrio perfetto tra la conoscenza della tradizione e un team di esperti  tra  i migliori sul mercato. Unico diktat? Fare il vino che piacesse a lui, non obbligatoriamente aderente alla tradizione chiantigiana stretta. E allora? Via all’impianto di ottime barbatelle di vitigni internazionali che col tempo han dato eccellenti risultati. 

Ho riassaggiato le sue etichette poco tempo fa in occasione di un pranzo in uno dei ristoranti più eleganti, storici, “toscani” nello spirito, della Capitale: al Ceppo.

Uno per etichetta della gamma ho provato:  Il Valdisanti, un IGT Toscana che ha un’etichetta evocativa e ricca di simboli: dal dipinto cinquecentesco di Rutilio Manetti  che si trova all’interno della chiesetta accanto alla vigna dalla quale provengono le uve di questo vino,  si notano la vergine, un libro, frutti, un calice di vino e l’immancabile serpente, personificazione della tentazione…che dire?  Cabernet, Sauvignon e Franc in equilibrio e Sangiovese danno un risultato di acidità ben bilanciata e leggera speziatura  dovuta alla barrique.  L'altra etichetta, “Al Passo”, è ancora un IGT  nello stile del babbo, e prende il nome da un luogo, una collinetta, dove i nobili di quelle terre erano solito cacciare. Qui prevale il Sangiovese, inseguìto dal Merlot a complemento: un vino di media struttura molto gradevole al palato. Il “Picco Nero”  è il vino di punta: un Igt toscano che rispecchia in tutto e per tutto la filosofia di Pier Luigi di fare un grande vino senza compromessi, con la logica chiara di fare il verso ai grandi Bordeaux per spessore ed eleganza, infatti viene prodotto solo nelle grandi annate.  Merlot Cabernet Sauvignon e Petit Verdot arrivano unicamente dalle particelle più vocate nell’annata. Fermenta in rovere  a temperatura controllata mentre la malolattica avviene in barrique nuove di rovere francese,  rimane 18 mesi nel legno e 12 in bottiglia prima di esser posto sul mercato. 

E il futuro? Il futuro, anzi, il presente, è decisamente “femmina”:  Lia Tolaini, buon sangue non mente, ha anche lei le idee molto chiare e – come spesso accade  per imporre la propria personalità – sono differenti da quelle del genitore, mantenendo comunque lo stesso rigore rispetto alla qualità senza compromessi : tornare al passato e fare un grande Chianti, comme il faut. Detto fatto:  ecco la “Tolaini”, etichetta di Chianti Classico Riserva DOCG frutto della passione di Lia, che fa ben sperare in un futuro roseo ma che tiene i piedi ben saldi nel passato: buon sangue da toscana di razza non mente!

 

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