COROMANDEL...NON UN BISTROT, UN VERT BOUDOIR CHEZ VOUS

Lun, 22/01/2018 - 01:52

La Casa delle Donne: é tutta la femminile la brigata di sala e di cucina in questo che è da considerare come il tinello di una casa calda, elegante ma non supponente, dove gli arredi sono sensuali, vintage ma non polverosi, le stanze raccolte, le citazioni tra stampe, tarocchi e lacche, l’affaccio su uno dei vicoli storici del centro della Capitale, con una luce che penetra senza abbagliare. Il verde squillante di alcune pareti sembra impertinente ma è simbolo di uno stile preciso, che ricorda  i boudoir di un tempo, forse anche in qualche dettaglio, le case di Mollino o quelle di Fornasetti. Tutto torna, persino il nome, Coromandel, preso da un profumo di  Chanel, omonimo degli amati paraventi in lacca nera cinese "Coromandel" della fine della Dinastia Ming, ossessivamente collezionati da Mademoiselle.

Katia dunque è una “differente Mademoiselle” ma oltre alla passione per la moda, diverse cose rendono simili le due donne: creatività e indipendenza, capacità imprenditoriale ma sregolatezza al contempo: la Minniti non avrebbe mai voluto ricreare l’ennesima bistronomia gourmet di tendenza: a casa sua bisogna andarci con uno spirito rilassato, godere di qualche piatto goloso, cosiddetto brutalmente “confort food”, qualche etichetta di vino non scontata, la luce soffusa, le chiacchiere.

In cucina c’è Ornella De Felice, un bel viso radioso ma che sembra un fumetto: una fascia colorata anch’essa retrò che tiene a bada poderosi ricci, occhiali dalla montatura non usuale, un modo tutto suo di emozionarsi quando parla della cucina, la sua, che trasuda passione ma anche tanta gavetta e una famiglia d’origine che le ha trasmesso i valori della terra e i profumi del mare di Anzio. Sin dagli inizi (partì accanto a Gaia Giordano che poi fece scelte differenti) fu responsabile della panificazione e dei lieviti, crebbe anche grazie ad un periodo formativo con Cristina Bowerman che le aprì un mondo di consapevolezza tecnica ed organizzativa. Ormai, nonostante la giovane età, la cucina de Coromandel è definitivamente il suo regno dalla mattina alla sera.

Dopo alcuni anni di assestamento e di successo di pubblico che annovera numerosi “repeater” (mi piace di più la vecchia parola “habitué”) di quartiere e stranieri, la proposta si amplia ed esce dalla porta. Per chi lo desidera, la cucina e la sala del Coromandel si trasferiscono armi e bagagli a casa dei clienti per ricreare le stesse mise en place e le ricette, non un catering anonimo. La cosa divertente è che finalmente Katia si può sbizzarrire e mettere a disposizione dei clienti la sua sterminata collezione di vecchie argenterie, porcellane, tovaglie di lino e ricami…cosa difficilmente replicabile negli spazi ridotti del ristorante.

COSA SI MANGIA E QUANDO

ll BRUNCH - da martedì a domenica, dalle 8:30 alle 15.00 ha un gran successo. Si mangiano Pancake sciroppo d'acero e zucchero a velo o con le banane, frutti rossi o al gianduja, mandorle e ancora banane, mentre la versione salata è con bacon, uova strapazzate, ma ci sono anche i doverosi Egg Benedict, i Bagel salmone e cream cheese, Club Sandwich, cheeseburger, omelette. Nei lievitati ci sono i croissant al burro sfogliati in casa, pain au chocolat, apple pie, brownie, crumble, carrot cake…..

La proposta per la cena alterna 5 o 6 antipasti ad un similare numero di primi e di secondi, nonché di dolci. Ho assaggiato, disposti su una bella alzatina di porcellana inglese: il Rocher di battuta piemontese, crème fraiche, rafano, uovo marinato, il cannolino al baccalà, il macaron al the verde. La polpettina di lesso picchiapò alla salsa bbq, la crema di castagne, sabbia di cioccolato amaro, sale, pinoli tostati, scalogno confit. A seguire una capasanta al passion fruit, speck d’anatra, l’nduja di baccalà e broccolo siciliano. Come primi ho assaggiato uno spaghettone, estratto di carne, colatura e scampi al mojito, non male anche il Tortello di faraona, ribes e alici, come secondo il Calamaro al nero di seppia, cime di rapa, zucca, noci macadamia. Come dessert una sola pallina al Bayles, briciole di coockie e salsa ai lamponi. La cena viene servita da martedì al sabato e un prezzo medio della carta senza le bevande è sui 35-40 euro e i vini sono serviti anche al calice. Il locale rispetta tutti gli standard della civiltà cosiddetta “contemporanea”: si parla un inglese fluente, gli animali sono ammessi, c’è il wifi. Molti sorrideranno, ma provate ad andare in giro per i vicoli di  Roma in cerca di un ristorante e poi ne parliamo.

In ogni caso, IL MIO SOGNO? Mi vedo già tutta la brigata del Coromandel ad allestire il più bel brunch di sempre della Capitale con un tavolo imperiale all’interno della serra antica dell’Orto botanico…. 

 

IN SALA: Katia Minniti, Sabina Nicastro

 IN CUCINA: Ornella De Felice

 via di Monte Giordano 60 - 00186 Roma

 

 

 

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