A CASA DELLO CHEF PIU' NOTO DEL MONDO....

Una volta tanto vediamo come vive e come cucina a casa sua il bel René di Copenhagen

Mer, 18/11/2015 - 19:14

di  LORENZA VITALI

È il cuoco simbolo della New Nordic Cuisine e colui che prima di tutti ha avviato in Europa un lavoro di ricerca sull’utilizzo di tuberi, delle radici, delle sostanze estratte direttamente dalla natura e dai boschi in particolare per portarle in cucina: René Redzepi.  Chef del ristorante Noma di Copenhagen, fino allo scorso anno primo ristorante al mondo secondo la classifica World’s Fifty Best.

Gli articoli e le recensioni su di lui e sulla sua rivoluzione in cucina si sprecano, tuttavia questa volta non si parlerà dei suoi piatti, ma delle sue abitudini e della sua vita privata. Già, infatti di recente si è trasferito  in una nuova casa:  - “La posizione è ideale”, dice. Infatti dista pochi minuti a piedi dal Noma, in un quartiere che gli permette di non trascurare mai la famiglia. Addirittura  prima di iniziare il servizio al ristorante può tornare a casa per mettere a letto le figlie piccole. Curiosità che i più incalliti foodie forse già conscono: Noma servirà il suo ultimo pasto a Capodanno 2016 e la nuova fattoria-ristorante di Redzepi, che aprirà nel 2017, si trova a poco più di un chilometro di distanza su Refshaleoen, nella sede che un tempo ospitava un fiorente cantiere navale, una sorta di semiisola di terra riportata.

Ma parliamo del suo nuovo nido:  fulcro della nuova casa è – neanche a dirlo - la cucina personalizzata, che prevede  antiche travi di legno di quercia e un enorme camino dotato di una griglia aperta. Tutte le apparecchiature sono nascoste con l'eccezione di un cospicuo piano cottura filo piano ad induzione. Della cucina si occupa perlopiù la moglie di Redzepi, Nadine Levy, che ha lavorato con lui fino alla maternità e ora sta intraprendendo una carriera come autrice di un libro di cucina e la sta  dunque usando come laboratorio. La sala ha un soffitto basso e gode di scarsa luce naturale, come spesso accade nelle più antiche case scandinave, dove muri spessi e piccole finestre creano ambienti piuttosto cupi. La coppia ha perciò  installato quasi 30 luci a led nella cucina e nella zona soggiorno che spesso vengono accese anche in pieno giorno: - "mi piace molto questa soluzione" dice René, cresciuto in piccoli appartamenti bui a Copenhagen e in piccole stanze in Macedonia, o negli alloggi del personale mentre lavorava come tirocinante presso noti ristoranti in Spagna come El Bulli e della California come il French Laundry.

Dal 2011 fino al recente trasferimento, Redzepi e la sua famiglia vivevano invece in un grande appartamento in affitto, posizionato in una bella zona panoramica, ma circondato da ristoranti che lo chef danese definisce  “trappole per turisti mediocri”.

-  "L'ho odiato, non mi sentivo a casa."  Da qui il forte desiderio di trasferimento.

Tuttavia la casa sognata era inizialmente troppo costosa, tant’è che la coppia fece un’offerta più bassa, senza nutrire molte speranze di riuscire a comprarla. Nonostante la competizione con due offerte più alte, alla fine i venditori preferirono la famiglia Redzepi, sia per la loro giovane età che per il loro progetto di casa multigenerazionale. La madre di Levy, infatti, occupa una camera da letto al piano terra, mentre il resto della famiglia dorme al piano di sopra.  Ottenute le chiavi il 1 aprile, i lavori di ristrutturazione sono durati circa due mesi, la maggior parte dei quali dedicati alla progettazione della cucina, minimalismo, calore, storia, materie naturali, senso del “vero” e del “concreto” senza tralasciare la poesia.

Quale considera la sua prima vera casa da adulto? "Questa" - dice -  guardando in giro la sua nuova cucina.

 

 

 

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