AMATRICIANA PASTA DISH ONE YEAR LONG....DON'T FORGET

Giovedì, 25. Agosto 2016 - 20:39

 When there is a natural disaster such as the hearthquake that occurred in Italy in the Central Apennines in recent hours, many people enhance charity initiatives, thanks god, but sometimes the are of questionable value. Among many, the oneI I chose as valuable is the idea of ​​Slow Foodl: the ashtag is #unfuturoperamatriceSlowFood is the organizer of a fundraise in the world, with the peculiarity to make it last a whole year. The main actors of this initiative will necessarily be restaurateurs from around the world who are asked to cook the “Pasta all’Amatriciana” the iconic traditional dish symbol of the village “Amatrice” which was seriously destroyed by the quacke.   We hope of course that - thanks to the waiters and the Maitres and Hospitality  key operators, the communication of the message  will pass very clearly- the customers will choose this  dish regularly. For each Amatriciana dish consumed, 2 euros will be donated, one euro offered by the restaurant, one given by the client: the collected funds will be paid directly to the City of Amatrice. The "amatriciana" pasta is one of the iconic dishes of our traditional cuisine best known in the world and that's why we hope that it will not  be difficult to reach some good numbers! "Hopefully we can also spread the values ​​of solidarity and sharing their peasant culture which arises "said Carlo Petrini, President of Terra Madre and Slow Food, which also reiterated that one of the first concrete things to do is to choose food products that come from the affected areas to support the local economy. # unfuturoperamatriceCity of Amatrice for payment is: iT 28 M 08327 73470 000000006000Subject: a future for AmatriceAdesioni restaurateurs: [email protected] restaurateurs members list on www.slowfood.it

NOTTE AL MUSEO: Gli Antichi Piatti Pompeiani tra Mito e Natura

Giovedì, 30. Giugno 2016 - 11:10

 Come si viveva  e celebrava il piacere della tavola a Pompei, dove i patrizi romani amavano soggiornare e dove le matrone, ornate da meravigliosi gioielli, accoglievano i loro ospiti? Una notte al Museo forse ce lo svelerà. Stasera, in quel di Napoli, Terre Etrusche ha organizzato un momento unico  nel  Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) nell’ambito degli eventi  “Giovedì  sera al MANN Le Arti in Giardino tra Mito e Natura", Terretrusche (la fondazione cortonese che promuove la cultura e lo Chef stellato Paolo Gramaglia del Ristorante President di Pompei organizzeranno una serata di degustazione degli antichi Piatti Pompeiani  all’interno dei giardini rinnovati del Museo. Moderato dall’immancabile giornalista partenopeo Luciano Pignataro, nel talkshow si parlerà di antichi cereali e pane pompeiano con il Professor Francesco Tei , direttore del dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali  dell' Università di Perugia, insieme al direttore del Museo MANN  Paolo Giulierini,  lo Chef stellato Paolo Gramaglia, che da oltre 15 anni studia e propone i cibi dell'antica Pompei.  l'organizzatore dell'evento Vittorio Camorri di Terretrusche Gli Antichi Pani:  Pompei contava ben vi  trentacinque panifici  con forni a legna, i pistrina, macine di pietra lavica e banchi per la vendita. Da fonti letterarie ed iconografiche sappiamo che i tipi di pane più noti erano dieci.
Il Vesuvio Fuochi e Fiamme” : dentice scaloppato flambé agli agrumi vesuviani, mandorle, pappa reale, riduzione di Lacryma Chrysti.
La “Cassata Oplontis”: dolce raffigurato sulle mura della Villa di Poppea, ad Oplonti, l’attuale Torre Annunziata.
Nel corso della serata saranno proposti in degustazione, oltre ad una selezione dei vini di Pompei , alcuni  tra i migliori vini Toscani della Cortona DOC per  ricordare e  rafforzare  il legame tra la Terra Campana e  Cortona : fu infatti l'archeologo cortonese Marcello Venuti  a contribuire  alle scoperte  di Ercolano.
MUSEO MANN NAPOLI Piazza Museo Nazionale 19 - 80135 Napoli  tel. 081 4422149

OPERA ALL'ARENA DI VERONA: MANGIAR BENE PRIMA E DOPO

Mercoledì, 29. Giugno 2016 - 22:48

di Lorenza VitaliL’estate porta nella capitale scaligera del bel canto tanti melomani e turisti, sovente di target alto, dunque per la città una bell’opportunità che la ristorazione di qualità (e ahimé non solo quella) sa da sempre cogliere al volo. I migliori posti dove degustare ottime etichette e mangiare qualcosa di sfizioso completando il piacere di un’esperienza in Arena prima o dopo lo spettacolo??  Le opportunità sono molte, ormai a Verona si mangia piuttosto bene, per non parlar del vino. Ho scelto un apio d’indirizzi per il prima e il dopo ed un terzo per “il bicchiere della staffa”Per il PRIMA: il ristorante Il Desco, nel cuore del centro storico, rende omaggio allo storico Festival Areniano con la creazione di uno speciale menu da vivere in attesa dell'opera, con l'esclusiva presenza di un cantante lirico. Lo hanno chiamato "Overture Gourmet" ed è un format studiato nei tempi e nella leggerezza per essere ideale come “pre-opera”. Il servizio in sala è rappresentativo della filosofia del Desco, mentre il menu si compone del benvenuto della cucina, tre piatti principali e un dessert, al quale si aggiunge la piccola pasticceria. Il tutto in abbinamento con i grandi vini del territorio al calice. Tutte le sere ma solo su prenotazione, nelle date in cui va in scena il Festival Areniano. Con il valore aggiunto, in alcuni appuntamenti, della presenza esclusiva di un cantante lirico che eseguirà durante la cena, alcune arie dei brani più famosi dell'opera poi rappresentata. Per il DOPO: Osteria di Ponte Pietra, una delle location più romantiche e suggestive in città, dove officiano con classe ed eleganza Diana Tropinina e Gianni. Ne abbiamo scritto poco tempo fa qui    e qui e anche qui  dove c’é anche una romantica suite al piano superiore e uno chef già allievo di Perbellini in cucina, Michael Silhavi, che si difende piuttosto bene con la sua cucina da bistrot ma curata.Per il bicchiere della STAFFA: il sempiterno e resuscitato “Bottega del Vino”, il locale storico per eccellenza in città che ha visto nei secoli passare di tutto e di più come storie di persone, etichette, momenti di puro piacere enologico…..qui un anticipo  

FATTORIA DI FIBBIANO AL CEPPO

Sabato, 25. Giugno 2016 - 11:28

 Tornare al Ceppo, il ristorante classico, toscano della Capitale, è sempre un bel tornare e, questa volta, la scusa è stata la presentazione dei vini di “Fattoria Fibbiano” una moderna azienda agricola di 75 ettari in località Terricciola, venti chilometri da Pisa e poco distante da Volterra. Antichissime tracce etrusche, visibili anche all’interno della proprietà, legano la storia di questo territorio alla famiglia Cantoni che custodisce il luogo e le sue tradizioni dal 1997. Il casolare costruito nel 1707 ha subito recenti lavori di restauro e sistemazione che hanno sapientemente lasciato intatti gli originari impianti sia edilizi che, in parte, viticoli privilegiando il recupero e la conservazione rispetto alla trasformazione. Giuseppe Cantoni, padre di Matteo e Nicola entrambi alla conduzione dell’azienda di cui Nicola è enologo dal 2008, comprò la fattoria e i terreni dopo aver deciso di ritornare alla campagna e seguire le tradizioni di una famiglia di agricoltori originari di Lodi. La scelta della Toscana, e di questo territorio in particolare, non fu obbligata ma valutata.  Gli impianti viticoli sono stati, dove possibile, conservati e la vigna più vecchia risalente ai primi anni del 1900 è stata gelosamente conservata contro i pareri di chi la voleva sostituita da moderni esemplari. Selezioni clonali dalla vigna vecchia sono state eseguite per i nuovi impianti. Tutta la superficie vitata, che in totale divide i 75 ettari con seminativo, oliveto e bosco, recupera vitigni autoctoni (ciliegiolo, canaiolo, sangiovese, colorino, colombana) escludendo per scelta l’impianto di vitigni alloctoni. Il terreno è sabbioso e ricchissimo di fossili. Degna di nota è l’affezione del produttore per il vitigno Colombana che storicamente unisce le origini lombarde della famiglia con il territorio che hanno deciso di curare: il vitigno infatti è presente dal XIV secolo sia nella provincia di Pisa che in Lombardia tra Milano e Pavia dove dicono sia stato importato dal monaco irlandese San Colombano.  La conservazione e custodia delle tradizioni sono state legate alle più moderne tecniche agronomiche e vitivinicole: particolare enfasi viene data alla descrizione dei nuovi rotofermentatori verticali presenti in cantina.Sei le etichette che abbiamo avuto in assaggio: Fonte delle donne 2014, IGT Toscana. 50% Vermentino, 50% Colombana, Rosé 2014, IGT Toscana. 100% Sangiovese, Le Pianette 2014, IGT Toscana. 70% Sangiovese, 30% Colorino, Casalini 2013, Chianti Superiore DOCG. 80 % Sangiovese, 20% Ciliegiolo, L’Aspetto 2012 IGT Toscana. 50%Sangiovese, 50% Canaiolo, Ceppatella 2011, IGT Toscana. 100% Sangiovese

QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO....CANTAMI O CASTADIVA

Domenica, 19. Giugno 2016 - 14:14

 Di Lorenza VitaliQuel ramo del lago di Como....va bene, quella storia che tutti abbiamo  studiato a scuola era incentrata sulla figura di Lucia, un amore contrastato che tutti conoscono, invero ho scoperto che altre donne comasche di carattere di storie ne hanno combinate e forse più intriganti, non me ne voglia il Manzoni.Il mio itinerario alla ricerca delle loro vicissitudini oggi comincia a Blevio, dove si ergeva la villa che nel 19° secolo si chiamava Villa Roccabruna - il nucleo attualmente del Casta Diva Resort -  che però era conosciuto come "Casino Ribiere" dal nome della sua prima proprietaria, Madame Ribier, un'eccentrica sarta di Parigi che, mentre si trovava a Milano sotto la dominazione francese, fece fortuna vestendo le signore dell'alta società (come Joséphine Beauharnais) ma i rumori dell'epoca riportano il fatto che la stravagante couturière amasse anche "spogliare i loro mariti", decisamente fu un personaggi di natura molto libertina e accoglie tutte le mie simpatie, se penso ad una donna libera per i suoi tempi!Più tardi, Giuditta Pasta acquistò la villa nel 1827 con i primi soldi guadagnati come cantante, e la ribattezzò Villa Roda. L'edificio fu ristrutturato tra il 1827 e il 1829 dall'ingegnere Filippo Ferranti, zio di Giuditta.Giuditta Pasta (1797-1865), una delle cantanti liriche più osannate d’Europa, per la quale l'amato Vincenzo Bellini scrisse la parte da protagonista de La Sonnambula. Giuditta aveva passato l’infanzia e parte della giovinezza a Como, ma nel 1811 si era trasferita a Milano per proseguire gli studi di canto e iniziare quella carriera che l’avrebbe consacrata come una delle “divine” della lirica. Amò sempre Como, e quando potè disporre di una certa ricchezza, volle avere una villa con parco sul lago. Acquistò, quindi, villa Roda che fece ristrutturare, fra il 1827 e il 1829, a cura dello zio, l’architetto Filippo Ferranti.Si trattava non di un semplice edificio ma di un complesso di tre dimore (oggi 7 con la costruzione di altre ville del complesso alberghiero di lusso attuale denominato Castadiva Resort and Spa) la villa padronale e due dépendance per ospiti – collegate tra loro da un sistema di viali che si sviluppava all’interno del ricco parco. La villa aveva eleganti linee neoclassiche, con sul fronte un portico con loggiato: le cronache dell’epoca raccontavano assomigliasse al teatro alla Scala di Milano perché Giuditta voleva che i luoghi in cui cercava riposo fossero simili a quelli in cui trovò la gloria. Profondamente legato all’ambiente teatrale era anche il grottino delle muse, grotta artificiale fatta costruire nel parco, dove erano allestite sculture con i busti di altre cantanti, compresa Maria Malibran, rivale di Giuditta sulle scene, ma rispettata e stimata nella vita reale.Nella villa della Pasta, si davano convegno artisti, compositori e cantanti; Vincenzo Bellini ne fu a lungo frequentatore e (pare) passione sofferta a causa dell l'incapacità di lei di esprimere appieno nella vita reale i suoi sentimenti ma farli sfociare unicamente nella sua arte canora. Qui sembra trascorse un mese nel 1829 anche Gaetano Donizetti (1797-1848) lavorando alla partitura della sua Anna Bolena. Questo luogo, ove accorrevano ospiti illustri e tutto il mondo teatrale milanese ad omaggiare la “divina” Pasta, è oggi ormai pressoché scomparso: nel 1904, infatti, la villa padronale venne demolita e al suo posto edificata villa Roccabruna dei Wild, industriali torinesi, su progetto dell’architetto Carlo Formenti; tuttavia, soprattutto raggiungendo Blevio via lago, è comunque ancora possibile identificare il sito, scorgere parte dell’antico parco e una delle due dépendance, rimasta intatta e l'imponente ristrutturazione dell'attuale albergo di lusso che da pochi anni ha recuperato il sito rimasto abbandonato per oltre mezzo secolo.
Oltre a godere della fantastica spa di oltre 1800 mq, una cucina stellare grazie alla supervisione del celebrity chef Gennaro Esposito e le mani attente del suo executive chef Massimiliano Mandozzi e in pasticceria quelle di Elnava De Rosa, un tuffo in piscina nella floating pool, etc. etc. fate una sosta nel delizioso borgo di Blevio: nel piccolo cimitero si può visitare la sepoltura di Giuditta Pasta che si spense proprio in questo borgo nel 1865. 

Norbert Niederkofler: 20 anni di amore per i boschi, la montagna e la cucina

Venerdì, 17. Giugno 2016 - 13:19

  Norbert Niederkofler festeggia un traguardo professionale e personale importante insieme al St. Hubertus e al Rosa Alpina Hotel & SPA di San Cassiano nelle Dolomiti  Alto atesine. Il suo amore per la montagna e l’ambiente circostante, è sempre stato alla base della sua filosofia in cucina, che con “Cook the Mountain” ha ottenuto riconoscimenti a livello internazionale per l’innovazione e le emozioni che ha saputo trasmettere. Per l’occasione dei 20 anni ha proposto un menu con 20 piatti iconici, uno per ogni anno. Nato nel 1961 a Luttago, un piccolo paesino sulle Dolomiti, già da piccolo era attratto da tutto ciò che si trovava all’esterno del piccolo hotel dei genitori, che accoglieva sciatori d’inverno e scalatori d’estate. Amava raccogliere le bacche selvatiche, particolarmente profumate grazie al terreno vulcanico e pescare nei ruscelli di alta montagna. Pur amando profondamente il suo Alto Adige, Norbert decise di esplorare il mondo: “Volevo diventare uno chef, così avevo la possibilità di viaggiare, ero stanco di vedere ogni giorno le montagne del mio villaggio” racconta Norbert. Dopo i suoi studi presso la scuola alberghiera in Germania, Norbert ha lavorato a Londra, Zurigo, Milano, per poi approdare da Eckart Witzigmann a Monaco, un grande chef, suo mentore da sempre. Eckart gli ha insegnato come rispettare la natura e i suoi prodotti raggiungendo la perfezione in cucina. Dopo 7 anni a Monaco si sposta a New York per imparare i segreti innovativi di David Bouley. Ed è proprio qui che comincia a formare il suo stile, ma come spesso succede, dopo un po’ di tempo il richiamo dei monti e dei profumi della sua terra è stato inevitabile. Nel 1993 Norbert rientra a casa, in Alto Adige e inizia a lavorare presso Castel Colz a La Villa. Dopo un anno, la famiglia Pizzinini, da generazioni proprietaria del Rosa Alpina di San Cassiano, che aveva intuito con anticipo la tendenza e il potenziale dell’offerta gastronomica di alto livello, gli offre la possibilità di gestire la cucina del ristorante gourmet St. Hubertus all’interno dell’hotel, ai piedi delle Dolomiti. Con tanto impegno e determinazione di tutti, quella che era una semplice pizzeria, in poco tempo diventa uno dei primi luoghi gourmet con una cucina ispirata alla tradizione locale e italiana della Val Badia, che in quegli anni iniziava la sua ascesa. Grazie alla visione pioneristica della famiglia Pizzinini, formata da Paul e dal figlio Hugo, il St. Hubertus, in quella piccola parte del locale, dove si usavano prevalentemente materie del territorio altoatesino, inizia a diventare sempre più importante e apprezzato. E anche lo spirito e la filosofia di “Cook the Mountain”diventano sempre più forti e decisi. Un intuito e un talento, che nel 2000 portano ad ottenere la prima stella Michelin. A questo punto, la famiglia Pizzinini decide di chiudere la parte dedicata alla pizzeria e di affidare a Norbert il pieno controllo del locale e della cucina. Passano altri 7 anni e come per la prima stella, nel 2007 arriva anche la seconda. In tutti questi anni Norbert, con grande dedizione, ha esplorato tutta la regione, facendo incontri e instaurando relazioni con i contadini locali. Ha iniziato a sperimentare nuove materie e ingredienti poco usati finora. “Noi usiamo 25 tipi di carote durante tutto il corso dell’anno e diversi tipi di erbe alpine, tra le quali le foglie di amaranto, la cipolla selvatica e tante altre. I prodotti più naturali sono i più importanti in cucina” dice Norbert. Il cibo non è la sola cosa che Norbert cerca di fare in modo differente, bensì anche la conduzione della cucina e del suo team è speciale. Lui preferisce far scoprire ai suoi chef i propri talenti e il proprio stile, incoraggiandoli ad essere originali e distanti dalla cucina dettata dalle pure regole. “Sono come il capitano di una squadra di calcio. Io so quello che dobbiamo raggiungere e cerco di aiutare il mio team a raggiungere il risultato che ci siamo prefissati. Riprendere in mano vecchi menu e riassaggiare materie prime da tanti anni non più cucinate mi ha regalato il ricordo di volti, risate, storie. Vorrei trasmettere ai miei ospiti queste emozioni attraverso un menu composto da 20 piatti iconici, uno per ogni anno. E’ un ritorno che parla di partenza, è un guardare indietro per trovare una strada nuova, creativa, degna, soddisfacente e promettente. Si dice che i giovani siano il nostro futuro, preferisco credere che siano l’avvenire della nostra storia che guarda avanti. Il futuro è un pensiero singolare, il nome che un uomo solo e singolo dà ai giorni che verranno, mentre avvenire è un pensiero plurale, ovvero il nome che il futuro assume se non ci si pensa da soli. E sono felice di aver trovato il modo, su questa strada innevata, di camminare insieme” conclude Norbert .

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