CINGHIALI SHAKEN NOT STIRRED, DIETRO IL BANCONE, ALL'IMPROVVISO, LA SALA....

Lunedì, 18. Luglio 2016 - 18:06

Di Lorenza VitaliSe è vero che l‘esperienza è nulla senza l’accoglienza, ultimamente abbiamo incrociato Andrea Melfa, capo Bartender Mixologist-uomo-di-sala siciliano  di nascita ma formatosi nei migliori locali di Milano e dintorni, che, tra gli altri riconoscimenti, nel 2015 è arrivato in fondo alla semifinale italiana del contest “Diageo World Class” - un contest che coinvolge 18mila professionisti in tutto il mondo - con il suo cocktail icona “Acquaregia”. Il capo del bancone del Lo Straccale, un locale veramente cool della tanto vituperata L’Aquila ci dimostra che il suo cocktail bar è vivo e combatte….a suon di buon bere miscelato, la nomea di una città considerata morta dopo il triste episodio del terremoto! Quest’estate ci propone Il Calidonio, un cocktail fresco, intrigante, agrodolce ma equilibrato a base di un gin chiamato Gilpin’s.  Lo ha chiamato così  per rifarsi alla mitologia greca che identificava il cinghiale selvaggio (simbolo grafico presente nell’etichetta della famiglia british che lo produce) , chiamato cinghiale di Calidone, animale di straordinaria potenza che compare in diversi miti come antagonista di grandi eroi. Tra le varie leggende mitologiche, fu mandato dal dio Ares ad uccidere Adone quando costui si innamorò di Afrodite. La fiera trovò poi la morte durante la caccia calidonia, una battuta di caccia al cinghiale organizzata dal re Oineo di Calidone.Ma tralasciamo le divinità greche per trasferirici anche noi dietro ad un bancone per riprodurre (speriamo) questa bontà:NOME Il Calidonio ( summer cocktail with Gilpin’s Gin)INGREDIENTI: 3,0 cl di Gilpin’s London Dry Gin, 1,5 cl di Liquore Salvia e Limone Carlo Alberto, 2,0 cl di succo di limone, 2,0 cl di sciroppo di alloro, Gent’s gentiane tonic water. TECNICA: Shake & strain. BICCHIERE: Collins. GUARNIZIONE: Fiori eduli di liquirizia, viole disidratate e foglie d’alloro.

FATTORIA DI FIBBIANO AL CEPPO

Sabato, 25. Giugno 2016 - 11:28

 Tornare al Ceppo, il ristorante classico, toscano della Capitale, è sempre un bel tornare e, questa volta, la scusa è stata la presentazione dei vini di “Fattoria Fibbiano” una moderna azienda agricola di 75 ettari in località Terricciola, venti chilometri da Pisa e poco distante da Volterra. Antichissime tracce etrusche, visibili anche all’interno della proprietà, legano la storia di questo territorio alla famiglia Cantoni che custodisce il luogo e le sue tradizioni dal 1997. Il casolare costruito nel 1707 ha subito recenti lavori di restauro e sistemazione che hanno sapientemente lasciato intatti gli originari impianti sia edilizi che, in parte, viticoli privilegiando il recupero e la conservazione rispetto alla trasformazione. Giuseppe Cantoni, padre di Matteo e Nicola entrambi alla conduzione dell’azienda di cui Nicola è enologo dal 2008, comprò la fattoria e i terreni dopo aver deciso di ritornare alla campagna e seguire le tradizioni di una famiglia di agricoltori originari di Lodi. La scelta della Toscana, e di questo territorio in particolare, non fu obbligata ma valutata.  Gli impianti viticoli sono stati, dove possibile, conservati e la vigna più vecchia risalente ai primi anni del 1900 è stata gelosamente conservata contro i pareri di chi la voleva sostituita da moderni esemplari. Selezioni clonali dalla vigna vecchia sono state eseguite per i nuovi impianti. Tutta la superficie vitata, che in totale divide i 75 ettari con seminativo, oliveto e bosco, recupera vitigni autoctoni (ciliegiolo, canaiolo, sangiovese, colorino, colombana) escludendo per scelta l’impianto di vitigni alloctoni. Il terreno è sabbioso e ricchissimo di fossili. Degna di nota è l’affezione del produttore per il vitigno Colombana che storicamente unisce le origini lombarde della famiglia con il territorio che hanno deciso di curare: il vitigno infatti è presente dal XIV secolo sia nella provincia di Pisa che in Lombardia tra Milano e Pavia dove dicono sia stato importato dal monaco irlandese San Colombano.  La conservazione e custodia delle tradizioni sono state legate alle più moderne tecniche agronomiche e vitivinicole: particolare enfasi viene data alla descrizione dei nuovi rotofermentatori verticali presenti in cantina.Sei le etichette che abbiamo avuto in assaggio: Fonte delle donne 2014, IGT Toscana. 50% Vermentino, 50% Colombana, Rosé 2014, IGT Toscana. 100% Sangiovese, Le Pianette 2014, IGT Toscana. 70% Sangiovese, 30% Colorino, Casalini 2013, Chianti Superiore DOCG. 80 % Sangiovese, 20% Ciliegiolo, L’Aspetto 2012 IGT Toscana. 50%Sangiovese, 50% Canaiolo, Ceppatella 2011, IGT Toscana. 100% Sangiovese

QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO....CANTAMI O CASTADIVA

Domenica, 19. Giugno 2016 - 14:14

 Di Lorenza VitaliQuel ramo del lago di Como....va bene, quella storia che tutti abbiamo  studiato a scuola era incentrata sulla figura di Lucia, un amore contrastato che tutti conoscono, invero ho scoperto che altre donne comasche di carattere di storie ne hanno combinate e forse più intriganti, non me ne voglia il Manzoni.Il mio itinerario alla ricerca delle loro vicissitudini oggi comincia a Blevio, dove si ergeva la villa che nel 19° secolo si chiamava Villa Roccabruna - il nucleo attualmente del Casta Diva Resort -  che però era conosciuto come "Casino Ribiere" dal nome della sua prima proprietaria, Madame Ribier, un'eccentrica sarta di Parigi che, mentre si trovava a Milano sotto la dominazione francese, fece fortuna vestendo le signore dell'alta società (come Joséphine Beauharnais) ma i rumori dell'epoca riportano il fatto che la stravagante couturière amasse anche "spogliare i loro mariti", decisamente fu un personaggi di natura molto libertina e accoglie tutte le mie simpatie, se penso ad una donna libera per i suoi tempi!Più tardi, Giuditta Pasta acquistò la villa nel 1827 con i primi soldi guadagnati come cantante, e la ribattezzò Villa Roda. L'edificio fu ristrutturato tra il 1827 e il 1829 dall'ingegnere Filippo Ferranti, zio di Giuditta.Giuditta Pasta (1797-1865), una delle cantanti liriche più osannate d’Europa, per la quale l'amato Vincenzo Bellini scrisse la parte da protagonista de La Sonnambula. Giuditta aveva passato l’infanzia e parte della giovinezza a Como, ma nel 1811 si era trasferita a Milano per proseguire gli studi di canto e iniziare quella carriera che l’avrebbe consacrata come una delle “divine” della lirica. Amò sempre Como, e quando potè disporre di una certa ricchezza, volle avere una villa con parco sul lago. Acquistò, quindi, villa Roda che fece ristrutturare, fra il 1827 e il 1829, a cura dello zio, l’architetto Filippo Ferranti.Si trattava non di un semplice edificio ma di un complesso di tre dimore (oggi 7 con la costruzione di altre ville del complesso alberghiero di lusso attuale denominato Castadiva Resort and Spa) la villa padronale e due dépendance per ospiti – collegate tra loro da un sistema di viali che si sviluppava all’interno del ricco parco. La villa aveva eleganti linee neoclassiche, con sul fronte un portico con loggiato: le cronache dell’epoca raccontavano assomigliasse al teatro alla Scala di Milano perché Giuditta voleva che i luoghi in cui cercava riposo fossero simili a quelli in cui trovò la gloria. Profondamente legato all’ambiente teatrale era anche il grottino delle muse, grotta artificiale fatta costruire nel parco, dove erano allestite sculture con i busti di altre cantanti, compresa Maria Malibran, rivale di Giuditta sulle scene, ma rispettata e stimata nella vita reale.Nella villa della Pasta, si davano convegno artisti, compositori e cantanti; Vincenzo Bellini ne fu a lungo frequentatore e (pare) passione sofferta a causa dell l'incapacità di lei di esprimere appieno nella vita reale i suoi sentimenti ma farli sfociare unicamente nella sua arte canora. Qui sembra trascorse un mese nel 1829 anche Gaetano Donizetti (1797-1848) lavorando alla partitura della sua Anna Bolena. Questo luogo, ove accorrevano ospiti illustri e tutto il mondo teatrale milanese ad omaggiare la “divina” Pasta, è oggi ormai pressoché scomparso: nel 1904, infatti, la villa padronale venne demolita e al suo posto edificata villa Roccabruna dei Wild, industriali torinesi, su progetto dell’architetto Carlo Formenti; tuttavia, soprattutto raggiungendo Blevio via lago, è comunque ancora possibile identificare il sito, scorgere parte dell’antico parco e una delle due dépendance, rimasta intatta e l'imponente ristrutturazione dell'attuale albergo di lusso che da pochi anni ha recuperato il sito rimasto abbandonato per oltre mezzo secolo.
Oltre a godere della fantastica spa di oltre 1800 mq, una cucina stellare grazie alla supervisione del celebrity chef Gennaro Esposito e le mani attente del suo executive chef Massimiliano Mandozzi e in pasticceria quelle di Elnava De Rosa, un tuffo in piscina nella floating pool, etc. etc. fate una sosta nel delizioso borgo di Blevio: nel piccolo cimitero si può visitare la sepoltura di Giuditta Pasta che si spense proprio in questo borgo nel 1865. 

Norbert Niederkofler: 20 anni di amore per i boschi, la montagna e la cucina

Venerdì, 17. Giugno 2016 - 13:19

  Norbert Niederkofler festeggia un traguardo professionale e personale importante insieme al St. Hubertus e al Rosa Alpina Hotel & SPA di San Cassiano nelle Dolomiti  Alto atesine. Il suo amore per la montagna e l’ambiente circostante, è sempre stato alla base della sua filosofia in cucina, che con “Cook the Mountain” ha ottenuto riconoscimenti a livello internazionale per l’innovazione e le emozioni che ha saputo trasmettere. Per l’occasione dei 20 anni ha proposto un menu con 20 piatti iconici, uno per ogni anno. Nato nel 1961 a Luttago, un piccolo paesino sulle Dolomiti, già da piccolo era attratto da tutto ciò che si trovava all’esterno del piccolo hotel dei genitori, che accoglieva sciatori d’inverno e scalatori d’estate. Amava raccogliere le bacche selvatiche, particolarmente profumate grazie al terreno vulcanico e pescare nei ruscelli di alta montagna. Pur amando profondamente il suo Alto Adige, Norbert decise di esplorare il mondo: “Volevo diventare uno chef, così avevo la possibilità di viaggiare, ero stanco di vedere ogni giorno le montagne del mio villaggio” racconta Norbert. Dopo i suoi studi presso la scuola alberghiera in Germania, Norbert ha lavorato a Londra, Zurigo, Milano, per poi approdare da Eckart Witzigmann a Monaco, un grande chef, suo mentore da sempre. Eckart gli ha insegnato come rispettare la natura e i suoi prodotti raggiungendo la perfezione in cucina. Dopo 7 anni a Monaco si sposta a New York per imparare i segreti innovativi di David Bouley. Ed è proprio qui che comincia a formare il suo stile, ma come spesso succede, dopo un po’ di tempo il richiamo dei monti e dei profumi della sua terra è stato inevitabile. Nel 1993 Norbert rientra a casa, in Alto Adige e inizia a lavorare presso Castel Colz a La Villa. Dopo un anno, la famiglia Pizzinini, da generazioni proprietaria del Rosa Alpina di San Cassiano, che aveva intuito con anticipo la tendenza e il potenziale dell’offerta gastronomica di alto livello, gli offre la possibilità di gestire la cucina del ristorante gourmet St. Hubertus all’interno dell’hotel, ai piedi delle Dolomiti. Con tanto impegno e determinazione di tutti, quella che era una semplice pizzeria, in poco tempo diventa uno dei primi luoghi gourmet con una cucina ispirata alla tradizione locale e italiana della Val Badia, che in quegli anni iniziava la sua ascesa. Grazie alla visione pioneristica della famiglia Pizzinini, formata da Paul e dal figlio Hugo, il St. Hubertus, in quella piccola parte del locale, dove si usavano prevalentemente materie del territorio altoatesino, inizia a diventare sempre più importante e apprezzato. E anche lo spirito e la filosofia di “Cook the Mountain”diventano sempre più forti e decisi. Un intuito e un talento, che nel 2000 portano ad ottenere la prima stella Michelin. A questo punto, la famiglia Pizzinini decide di chiudere la parte dedicata alla pizzeria e di affidare a Norbert il pieno controllo del locale e della cucina. Passano altri 7 anni e come per la prima stella, nel 2007 arriva anche la seconda. In tutti questi anni Norbert, con grande dedizione, ha esplorato tutta la regione, facendo incontri e instaurando relazioni con i contadini locali. Ha iniziato a sperimentare nuove materie e ingredienti poco usati finora. “Noi usiamo 25 tipi di carote durante tutto il corso dell’anno e diversi tipi di erbe alpine, tra le quali le foglie di amaranto, la cipolla selvatica e tante altre. I prodotti più naturali sono i più importanti in cucina” dice Norbert. Il cibo non è la sola cosa che Norbert cerca di fare in modo differente, bensì anche la conduzione della cucina e del suo team è speciale. Lui preferisce far scoprire ai suoi chef i propri talenti e il proprio stile, incoraggiandoli ad essere originali e distanti dalla cucina dettata dalle pure regole. “Sono come il capitano di una squadra di calcio. Io so quello che dobbiamo raggiungere e cerco di aiutare il mio team a raggiungere il risultato che ci siamo prefissati. Riprendere in mano vecchi menu e riassaggiare materie prime da tanti anni non più cucinate mi ha regalato il ricordo di volti, risate, storie. Vorrei trasmettere ai miei ospiti queste emozioni attraverso un menu composto da 20 piatti iconici, uno per ogni anno. E’ un ritorno che parla di partenza, è un guardare indietro per trovare una strada nuova, creativa, degna, soddisfacente e promettente. Si dice che i giovani siano il nostro futuro, preferisco credere che siano l’avvenire della nostra storia che guarda avanti. Il futuro è un pensiero singolare, il nome che un uomo solo e singolo dà ai giorni che verranno, mentre avvenire è un pensiero plurale, ovvero il nome che il futuro assume se non ci si pensa da soli. E sono felice di aver trovato il modo, su questa strada innevata, di camminare insieme” conclude Norbert .

ROSCIOLI, A LONG NOT ONLY BREAD LOVE STORY....

Venerdì, 10. Giugno 2016 - 19:46

di LORENZA VITALIPresentato ieri a Roma il nuovo libro sulla storia e le ricette icona che hanno fatto grande il "Mondo Roscioli". Sin qui tutto bene, tutto regolare. Invece no, si tratta di tutt'altro: é la storia di una famiglia di gran lavoratori che vive, prospera e fa parlar di sé anche molto al di fuori di queste vie strette di sampietrini sghimbesci in una delle città più amate al mondo, Roma. Il libro in verità era stato pensato ed imbastito dal "Direttore" - così lo abbiamo sempre chiamato tutti anche quando smise di esserlo alla redazione del Gambero Rosso   - Stefano Bonilli, uno di noi (nel puro senso di condivisione di vita di quartiere, ma diversissimo da chiunque altro!) che era veramente casa e bottega, mai definizione fu più aderente abitando lui nello stesso isolato della Bottega Roscioli ma all'ultimo piano del civico accanto sempre su via dei Giubbonari!). Stefano ahimé non ebbe il tempo di ultimare quest'opera ma ci ha pensato egregiamente, col suo stile, Elisia Menduni, certamente la persona più vicina ad entrambi.Le foto calde, profonde ma anche volutamente essenziali ed aderenti alla realtà nel più puro stile di Pierluigi ed Alessandro, sono di Maurizio Camagna. Godetevi gli aneddoti che Elisia ha saputo riportare nelle pagine e fate tesoro delle ricette descritte all'interno. Quasi tutti sanno come si fa una carbonara o un supplì, ma non illudetevi: a partire dalla spasmodica ricerca del sale perfetto per la panificazione senza dimenticare ogni altro dettaglio, qui dentro le loro botteghe, nulla é come appare.

MOZZARELLA ROADS....KICKING ON THE ROAD AGAIN IN THE BIG APPLE

Domenica, 22. Maggio 2016 - 19:06

By LORENZA VITALIBarbara Guerra and Albert Sapere are a couple in life and profession. We learned to appreciate, respect and love them in the course of laste ten years because alone, without big budgets, often without financial support from Public Organisations, have been able to create an innovative event format and territorial communication concepts of absolute quality and originality. In recent years their most successful  event format become the catering conference "Le Strade della Mozzarella" (Along the Mozzarella Roads) a meeting of the best Italian chefs and beyond, agricultural artisans, winemakers and food specialties of the highest quality. A community of professionals who, year after year, followed them and contributed to their success.Last year they began to organize some outside Italy editions: Paris, Geneva, London, with growing public, foodies, and journalists consensus. Finally for the first time LSDM - the kitchen congress dedicated to the buffalo mozzarella and other great symbol of Italy products - has crossed the ocean to bring the excellence of Made in Italy in the heart of New York. Not only mozzarella to bring the best of Italy at the table, precisely, but also the superior quality Gragnano pasta, uncommon kind of tomatoes, Kimbo Neapolitan coffee - complete with a traditional coffee maker kettle called “Caffettiera Napoletana” - the great diversity extra virgin olive oil from North to South like the tuscan Dievole, the apulian “Muraglia” and Olitalia. The program was scheduled into Two afternoons in Manhattan - the first took place in the iconic Flatiron District and the second in Harlem – and the formula was based not only on the tasting  of extraordinary raw ingredients and great recipes, but also on the comparison between traditions, contamination and possible innovations of Italian cuisine - and pizza - between the Peninsula and the New World. The formula? Along with some of the leading celebrity chef and pizza chefs of Italian cuisine made in South of Italy like - Gaetano and Pasquale Torrente, Alfonso Pepe, Franco Pepe and Salvatore Salvo - there were also italian cooks and pizza chefs (or Italian-Americans) who daily serve Italian cuisine in the US, paying attention to the authenticity of the ingredients and hold tight to the Italian identity, but they  also like to be inspired by some kind  of “good” contamination  from the best of what this great country has to offer. On May 17 afternoon, in the beautiful showroom” Pentrole Agnelli” – at the tenth floor of a building overlooking the 5th Avenue - Massimo Carbone, President of AICNY (NY Italian Chef Association, which represents a group of 160 Italian chefs resident in town) offered a tribute to the simplicity and quality of the distinctive Italian cuisine ingredients from North to South: his appetizer made with Mountain South Tyrolean speck, black caramelized figs and buffalo mozzarella, was a perfect welcome for an audience of journalists, importers and experts  who came to attend  the event. Chef Massimo Bebber, young chef recently arrived at the kitchen guide to what is perhaps the most iconic italian cuisine restaurant ever in the Big Apple founded by Sirio Maccioni in 1974: Le Cirque. Bebber presented a destructured “Caprese” where the typical textures of the basic ingredients of this dish-symbol are reversed: the cheese turns into creamy balls of thickened buffalo milk, tomato becomes a sauce with a slightly smoky taste and basil gives crunchiness in the form of a sponge cake chewable; to finish, basil oil and edible flowers. It has also being served in the original version for those who want to compare the taste of Italian products in the original recipe. Ribalta Chef Pasquale Cozzolino, who recently became even more famous because of his envied successful Pizza Diet (by which he lost all the weight accumulated over months of junk food), for the congress LSDM created an impeccable taste of another symbol of Italian cuisine: a plate of spaghetti with tomato sauce, one of the most difficult dishes to cook for a chef, as recalled by Giuseppe Di Martino of Pastificio dei Campi, but also a guaranteed success if you choose great raw ingredients, and this was the case. Not for nothing, those of Ribalta were elected the best spaghetti with tomato sauce in New York last year.Fabio Parasecoli, Food professor at the New School in Manhattan, acted as a kind of cultural mediator between Italy and the United States telling the historical aspects of products and customs that are now part of two national culinary traditions and beyond. With regard to pasta, for example, Parasecoli settles the doubt about its origins: is pasta no doubt Italian, probably with distant Arab influences or not? Are Chinese noodles a product  completely different that only after many centuries met the Italian brothers?Even pasta, even spaghetti and even simple but intense flavors are faboulous recipes - says Gaetano Torrente - that  in his “Burro & Alici” restaurant in Lombady region” is accustomed to propose dishes and autoctonous products from Campania in norther Italy. Together with his father Pasquale presented “Sauté spaghetti with olive oil emulsion, fresh parsley, garlic and chilli peppers (all strictly raw) embellished with some drops of anchovy “Colatura di Alici” which replaces the salt."The secret - explains Giuseppe Di Martino - is the ratio between pasta and amount of “Colatura di Alici” drops, to achieve the perfect balance between flavor and umami: together, they make the perfect dish."  To close the day, the delicious tricolor Babà was presented by Alfonso Pepe: with a slightly different dough, made with extra virgin olive oil and poured into molds with the pastry bag, instead of syrup and rum is soaked in a syrup with tomato and basil served on a buffalo milk cream accompanied by a basil pesto, tomato confit and an extra virgin olive oil. The next day, the stage for the second part of the event was settled in the charming location of Neapolitan Express in Harlem - the headquarters of the group that brings around the streets of New York Neapolitan pizza with sustainable food truck. One of the founders, also the past former mayor of New York Mike Bloomberg,  in addition to the house master, Max Crespo - the star was the pizza, as always accompanied by tastings of other specialty products. Presented by Fred Mortati Orlando Food Sales - and interspersed with testimonies and reflections of Luciano Pignataro, Scott Wiener (young and enthusiastic guru of the pizza in New York), Antimo Caputo, Silvia and Alberta Mandara (mozzarella producers) and Andrea Montermini Kimbo  coffee - the best representatives of Neapolitan pizza in NY have proposed their alternating samples to colleagues who came from Italy.Giulio Adriani, doing the house honors - Naples native but arrived in NY a few years ago from Northern Italy for a brief consultation, and then stood still – is now Neapolitan Pizza Express chef executive. He proposed a very good tasty classic Margherita: the most Representative of the Neapolitan style, popular soul and convivial pizza, ideal for enhancing the flavors of the mix of the ingredients for the topping.Roberto Caporuscio, creator of Kestè and Don Antonio - two of the most famous Neapolitan pizzerias in town - has been replaced by a young and talented daughter Giorgia Caporuscio, who has prepared a more complex pizza that winked at gourmet trends, with mozzarella, porcini mushrooms cream, shaved white and black truffle from Irpinia on the top.From an Irpinian small village - comes the young Michele D'Amelio, pizza chef of “A Mano” in  New Jersey: he remains very attached to his roots and suggested a great pizza with sausage and friarielli (simplified, for New Yorkers in “broccoli”) and the intense touch of smoked buffalo mozzarella.Pasquale Torrente has focused on fried pizza (another icon for the southern Italy pizza lovers), with a fantastic “Montanarina” extolling the taste of tomato and fresh basil. Franco Pepe - accompanied by his young son Stephen - presented to the American public not only his ethereal handmade sourdough but also his philosophy is knowing how to combine tradition and innovation.Franco Pepe  presented his “Margherita Sbagliata” a gourmet version of the traditional one, where the ingredients are the same of the classic one, but reversed in stocks and the order of addition, with mozzarella and extra virgin olive oil put before cooking and the tomato and basil added out of the oven in the form of reductions - he has conquered all here!Back to basics instead was the motto of Salvatore Salvo from the pizzeria “Francesco & Salvatore Salvo” in San Giorgio a Cremano with his brother Francesco. They prepared “La Cosacca”, ancient and simple pizza (prior to the Margherita) which is based completely on the taste of the tomatoes “Corbarino” enhanced by a faboulous Irpinian pecorino cheese grated in the right proportion.Last but not least John Arena with his New York style pizza. He was born in the Big Apple, even though today he rules from Metro Pizza in Las Vegas. He built his career dedicated to pizza for nearly 40 years and his pizzas are thicker and crisp, with a larger diameter, to be eaten into slices. He briefly told the story of this type of pizza which was born from the need of the last Neapolitan pizza makers emigrated from Italy more than one century ago in Usa. They had to find a way to make it with what they could find in America, starting with flour that was (and is) stronger in protein and thicker with which you could not get a melt-kneading as the Neapolitan one. The pizza NYStyle of course therefore is thicker and crunchier, with a much larger diameter and more challenging condiments, eaten in slices as big as break-fast and always, strictly by hand. Today, however, thanks to the possibility to import the original ingredients from Italy, is returning to the origins working more on the quality of products - from zucchini flowers to 'nduja with which John peppers his pizza - and according to him at this time you can enjoy the "American pizza at its best".At the end of the intense two-days New York “Mozzarella Roads”, again the sweetness of Alfonso Pepe joined us: this time with irresistible fried zeppoline that conquered also the hearth and the stomac of all pizza makers!Good job boys….see you soon Big Apple!

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