FATTORIA DI FIBBIANO AL CEPPO

Sabato, 25. Giugno 2016 - 11:28

 Tornare al Ceppo, il ristorante classico, toscano della Capitale, è sempre un bel tornare e, questa volta, la scusa è stata la presentazione dei vini di “Fattoria Fibbiano” una moderna azienda agricola di 75 ettari in località Terricciola, venti chilometri da Pisa e poco distante da Volterra. Antichissime tracce etrusche, visibili anche all’interno della proprietà, legano la storia di questo territorio alla famiglia Cantoni che custodisce il luogo e le sue tradizioni dal 1997. Il casolare costruito nel 1707 ha subito recenti lavori di restauro e sistemazione che hanno sapientemente lasciato intatti gli originari impianti sia edilizi che, in parte, viticoli privilegiando il recupero e la conservazione rispetto alla trasformazione. Giuseppe Cantoni, padre di Matteo e Nicola entrambi alla conduzione dell’azienda di cui Nicola è enologo dal 2008, comprò la fattoria e i terreni dopo aver deciso di ritornare alla campagna e seguire le tradizioni di una famiglia di agricoltori originari di Lodi. La scelta della Toscana, e di questo territorio in particolare, non fu obbligata ma valutata.  Gli impianti viticoli sono stati, dove possibile, conservati e la vigna più vecchia risalente ai primi anni del 1900 è stata gelosamente conservata contro i pareri di chi la voleva sostituita da moderni esemplari. Selezioni clonali dalla vigna vecchia sono state eseguite per i nuovi impianti. Tutta la superficie vitata, che in totale divide i 75 ettari con seminativo, oliveto e bosco, recupera vitigni autoctoni (ciliegiolo, canaiolo, sangiovese, colorino, colombana) escludendo per scelta l’impianto di vitigni alloctoni. Il terreno è sabbioso e ricchissimo di fossili. Degna di nota è l’affezione del produttore per il vitigno Colombana che storicamente unisce le origini lombarde della famiglia con il territorio che hanno deciso di curare: il vitigno infatti è presente dal XIV secolo sia nella provincia di Pisa che in Lombardia tra Milano e Pavia dove dicono sia stato importato dal monaco irlandese San Colombano.  La conservazione e custodia delle tradizioni sono state legate alle più moderne tecniche agronomiche e vitivinicole: particolare enfasi viene data alla descrizione dei nuovi rotofermentatori verticali presenti in cantina.Sei le etichette che abbiamo avuto in assaggio: Fonte delle donne 2014, IGT Toscana. 50% Vermentino, 50% Colombana, Rosé 2014, IGT Toscana. 100% Sangiovese, Le Pianette 2014, IGT Toscana. 70% Sangiovese, 30% Colorino, Casalini 2013, Chianti Superiore DOCG. 80 % Sangiovese, 20% Ciliegiolo, L’Aspetto 2012 IGT Toscana. 50%Sangiovese, 50% Canaiolo, Ceppatella 2011, IGT Toscana. 100% Sangiovese

THE HERB GARDEN....UNA BRITISH BEE NELLA CAPITALE

Venerdì, 20. Maggio 2016 - 15:34

di LORENZA VITALILa storia di una donna speciale che ho individuato oggi è quella di Joanne Lesley Malone è un profumiere inglese, la fondatrice dei brand Jo Malone London e Jo Loves, particolarmente nota per le candele profumate d’ambiente. Nata nel novembre del 1963, è cresciuta in un quartiere di case popolari a Bexleyheath , nel Kent. Ha sofferto da giovanissima di una grave dislessia e per questo ha dovuto abbandonare gli studi senza ottenere nessun diploma o laurea. La sua grande forza di volontà, senso del riscatto e stile naturale hanno fatto sì che creasse l'azienda da sola. Marchio di profumi e candele tra i più raffinati al mondo, una volta ottenuto il meritato successo, ha venduto nel 1999 il marchio al colosso Estée Lauder per diversi milioni di sterline. Ha partecipato in qualità di “naufrago”al reality sulla BBC Radio “Desert Island Discs” e ha ricevuto diversi riconoscimenti, ha un figlio ed un marito geometra. Perché raccontiamo questa storia proprio ora? L’idea di scoprire quale fosse la personalità del “naso” che ha saputo creare profumi tanto sensuali ed avvolgenti mi è venuta in seguito ad una presentazione di qualche tempo fa a Roma nel flagship store di via del Babuino della nuova linea di fragranze ispirate alle erbe dell'orto, con la partnership di Solo Crudo di Valerio Foglia (!) e Marco Ricci, Il primo street food crudista nella Capitale, un’oasi nel cuore della metropoli che propone una cucina vegana e cruda ma gustosa, colorata e sana per coloro che desiderano cibi buoni e nutrienti, gluten free e senza derivati di origine animale, preparati e serviti con amore, perfetti se associati a dei profumi che di vegetale hanno proprio tutto!     

GALATRONA IN VERTICALE AL CIRCOLO DELLA CACCIA

Venerdì, 20. Maggio 2016 - 11:50

di LORENZA VITALIUna serata d’eccezione si è svolta recentemente in una cornice esclusiva di rara bellezza che solo certi antichi palazzi romani sanno dare: Palazzo Borghese, nella sua parte privata, il Circolo della Caccia, forse uno dei più esclusivi del mondo, 700 soci (tutti uomini, le donne sono ammesse soltanto in quanto mogli, e che siano mogli legittime) paludato con finestroni altissimi tamponati da pesanti tende di broccati di seta, che solerti valletti accostano al calar del sole, con le sue fughe di saloni affrescati, i suoi marmi e i suoi legni nel cinquecentesco palazzo disegnato dal Vignola. Il cortile monumentale, con le 96 colonne accoppiate, le sue colossali statue ellenistiche, il ninfeo e le tre mostre di fontane con il "bagno di Venere”. Le sale in fuga si susseguono e tanto sfarzo fa perdere il senso dell’orientamento: per la sala dei biliardi ornata di trofei di caccia, o per la settecentesca sala dei cuori, o per la galleria con i ritratti incorniciati di tutti i reali d' Europa,? Il circolo della Caccia, il più antico di Roma, fondato nel 1869, riservato esclusivamente ai nobili (e nelle votazioni d' ammissione un "no" annulla cinque "sì"), è tradizionalmente legato all' aristocrazia bianca, a differenza del circolo degli Scacchi (o degli "Stracci" si diceva tempo fa ironicamente per la povertà di certi nobili decaduti), feudo dell' aristocrazia nera papalina….ma torniamo alla nostra splendida serata, infatti, dato che scattare foto era vietatissimo: al di là del bon ton, ho rischiato di esser sbattuta fuori dalle sale affrescate da un bel maggiordomo vestito con pantaloni alla zuava, giacca con le code, calze di seta e scarpe di foggia settecentesca…..  La scusa è stata una degustazione verticale del vino icona di Petrolo un’azienda storica toscana e gli scatti “rubati” e volutamente pixelati non rendono giustizia né al luogo né al vino, ma fidatevi, ne valeva la pena. Siamo in una splendida cornice rurale da Paesaggio Toscano, nel Valdarno di Sopra, in una tenuta che si estende su quasi 300 ettari tra boschi, campi e vigneti ai confini con il versante sud-est dei monti del Chianti Classico: è la Tenuta di Petrolo, di proprietà da quattro generazioni dalla famiglia Bazzocchi-Sanjust, e attualmente condotta da Luca Sanjust, caratterizzata da un terreno con presenza di galestro, alberese e arenaria con argilla. Ci troviamo a mezza collina, tra i 200 e 400 metri sul livello del mare e qui si producono, nel massimo rispetto per la natura, non solo grandi vini di pregio apprezzati in tutto il mondo, ma anche il Laudemio, olio evo biologico IGP Toscano e si ospita nella Villa Padronale e nelle case del borgo per una villeggiatura slow lontana dai fragori e per questo ultra rigenerante.  Dalla seconda metà degli anni ’80, la produzione vitivinicola aziendale ha fatto nascere solo vini di carattere, legati al territorio grazie ai vitigni a maggioranza Sangiovese, poi Merlot e con un piccolo appezzamento di Cabernet Sauvignon; e continua a farlo attraverso un attento processo di selezione delle uve, una bassa produttività per pianta e uno scrupoloso lavoro in cantina, dove l’uomo tende a valorizzare, senza sciuparlo, il frutto della natura. L’uomo di cui parliamo, oltre naturalmente alla forte personalità prima della madre, Lucia, che intuì le vere potenzialità di quella terra, poi di Luca Sanjust, è Carlo Ferrini, celebrity-enologo di lungo corso che segue l’azienda dal 2002 e ne ha disegnato le sorti agronomiche sin dall’inizio del percorso contemporaneo che i vini hanno intrapreso con notevole successo. A Petrolo non esiste un vino base, esistono solo grandi vini: questa la mission aziendale. Una coerenza che ha pagato nel tempo.  Mi ha colpito infatti una frase simbolo che Luca Sanjust ha pronunciato con enfasi e sincera passione: -“Che cosa significa fare il vino? Io non ho fatto altro che aggiungere bellezza a quello che la natura già spontaneamente da sempre ci offre.La tenuta ha origini antichissime: il termine Petrolo  si rifà al tempo dei romani. La Petroliarum  era una sorta di mansio, una villa signorile di campagna, ma nell’area sono stati trovati addirittura reperti dell’era etrusca, infatti  i nomi del vino di punta, Galatrona, e del toponimo Bòggina, sono i nomi di due insediamenti etruschi di 3000 anni. La DOC della Val d'Arno di Sopra è stata recentemente riconosciuta (da pochi mesi Luca ne è anche il Presidente e vice presidente dell’Associazione Vini Toscani Dop e Igp)  ma fin dal Rinascimento, veniva considerata come ideale per la produzione di grandi vini. Il grande amore e conoscenza che Luca ha per la zona del Bordeaux rivela il suo grande amore per il Merlot di Pomerol, tanto che decide di produrre il Merlot in Toscana, nei vigneti piantati dalla madre Lucia nel 1990, arrivando a creare il cru Galatrona, che prende il nome dalla torre in rovina che si trova sulla cima della collina nella parte alta della tenuta. In azienda c’è da sempre un grande rispetto per l’ambiente: da oltre un ventennio la produzione è interamente biologica, con inerbimento tra i filari, e da quest’anno anche certificata. Di Galtrona, merlot in purezza, etichetta di punta, se ne producono circa 20.000 bottiglie, circa dieci ettari di produzione dal 1994 con una resa per pianta bassissima, al massimo mezzo chilo per ogni ceppo, e ciò permette la concentrazione di tutti i componenti nobili dell'uva, fondamentale per le caratteristiche di grande struttura, eleganza, equilibrio e persistenza olfattiva nel bicchiere. Lo scorso 18 maggio erano in degustazione le annate di Galatrona dal 1994 al 2013. I vini di Petrolo sono distribuiti in Italia da Heres, che ha fornito anche uno champagne di benvenuto di Ambonnay, Saint Reol.

MAMMA LI BAGNI TURCHI.....

Domenica, 8. Maggio 2016 - 18:50

di LORENZA VITALIBudapest è una città che non smette di stupire, non solo quando si gira per le strade a naso all’insù per guardare le centinaia di palazzi dalle straordinarie architetture arzigogolate, lineari, Decò, razionaliste, ottocentesche, gotiche, etc. ma si percepisce che il piacere della vita fosse perseguito come stile dei suoi abitanti molto, moto tempo prima. Parliamo di una metropoli tra le più peculiari dell’Europa Centrale ed orientale che, oltre ai suoi tesori architettonici e naturali possiede anche una miriade di fonti termali disseminate un po’ in tutti i quartieri: è la città che ne possiede il numero più alto al mondo. A scoprire le proprietà di queste acque, neanche a dirlo, furono gli antichi romani, esperti idraulici e amanti del bel vivere ante litteram. I legionari infatti ne fecero allestire ben 18 di cui le rovine sono ancora visibili e visitabili a Obuda. Nel corso del tempo lo stesso Re Sigismondo, quando stabilisce la sua sede a Buda, s'innamora delle acque benefiche come farà Re Mathias che addirittura imporrà di costruire un passaggio segreto tra la sua residenza e le terme Rac. Un altro periodo di splendore è il 19esimo secolo quando si costruiscono in città i bagni Széchenyi, ma i grandi complessi, così come li vediamo oggi, sono datati 1913. Ultimamente sono stati completamente ricostruiti i bagni Lucàcks ma soprattutto una parte delle terme più antiche ancora vivibili, costruite nel sedicesimo secolo, periodo della dominazione turca, i bagni Rudas. Da oltre 500 anni ci si bagna a 30° circa sotto una cupola con fenditure che fanno scendere nell’acqua fasci di luce colorata data dai vetri policromi che le decorano. Le colonne spesse di marmo rosso e le pietre originali, nonché i tiranti in ferro battuto che aiutano a sostenere la struttura della cupola, finemente lavorati, sono un vero tutto nella storia. Dal 1936 a tutto il 2005 l’accesso è stato vietato alle donne, mentre oggi hanno accesso due giorni a settimana e nei weekend. Emozionante anche il bagno notturno: il venerdì e il sabato si entra alle 10 di sera e si può stare a sguazzare sino alle 4 del mattino successivo! Divertimento a parte, questa acque sono speciali per i problemi degenerativi delle articolazioni, le artriti croniche soprattutto, le ernie del disco, i problemi ossei in genere, i problemi di ipertensione arteriosa, della menopausa e di stomaco in genere. Partendo dal centro si attraversa il Ponte Elisabeth (il ponte “bianco”) molto suggestivo di notte grazie ad un’illuminazione fatta ad hoc, e si arriva immediatamente alla palazzina recentemente ristrutturata affacciata sul Danubio, su Dobrentei al numero 9, il lungofiume. Non ci si annoia qui: ci sono cinque piscine termali interne a varie temperature, una grande piscina per nuotare, diverse saune, bagni turchi di vapore, cabine per massaggi terapeutici ed estetici e persino un’area privata dove fare il bagno in tutta riservatezza. L’ingresso principale è un po’ congestionato, sempre pieno di gente che si accalca alle casse, attaccate ad un bar buvette non eccezionale, ma una volta entrati apprezzerete la pulizia, argomento non banale, l’efficienza e la magnifica sala da bagno turca, come delle odalische dei tempi in cui  le storie tipo “Le Mille ed una Notte” non erano altro che un ingegnoso escamotage per sopravvivere alla dura legge dell’harem…. 

A LISBONA TRA I PALAZZI ANTICHI C’è IL PROFUMO DI...BACALAO

Martedì, 26. Aprile 2016 - 22:26

di LORENZA VITALIQuando si parla di pesce, soprattutto il baccalà, tornano in mente numerose ricette e luoghi nei quali certe tradizioni culinarie si sono radicate e, tanto per ricordare un grande classico, difficilmente riusciamo a scindere l’idea del baccalà da una destinazione precisa: il Portogallo. Per chi ama molto il pesce in genere l’appuntamento, o la scusa, per una breve vacanza può essere Il “Lisbon Fish & Flavours” (link alla lista di chef che si sono esibiti la scorsa edizione, tra cui Elena Arzak e Pino Cuttaia) che si svolge ogni primavera in città dove sono attese migliaia di visitatori dal mondo, un’occasione ideale per avvicinarsi alla cultura portoghese attraverso la sua cucina tipica e l'affascinante centro storico antico della sua città simbolo.  Lisbona, sull’estuario del Tago che lì sfocia nell’Atlantico, è una città di commerci, navigazione, turismo e pesca, che ogni anno celebra i prodotti del mare, dando vita ad una kermesse notevole per diffondere la sua cultura gastronomica. Grazie al suo affaccio, il Portogallo vanta una grande varietà di prodotti ittici, di grande qualità e da quasi un decennio la manifestazione dedicata al pesce e ai frutti di mare, ai suoi piatti tradizionali ma anche creativi, vede all’opera alcuni tra i migliori chef portoghesi e internazionali. Oltre una settimana intensa di showcooking, degustazioni, master class per conoscere i migliori abbinamenti cibo-vino, un mercato traboccante di colori e profumi, musica e spettacoli, un circuito di ristoranti della città che propone menu a tema e, non ultima, la location identitaria: il Pàtio da Galé, Terreiro do Paco, una costruzione antica affacciata su Praca do Comercio, una piazza incredibile affacciata sul Tago. Gli abitanti di Lisbona, neanche a dirlo, nutrono una vera passione per il baccalà: secondo quanto di dice, pare che esistano più di 365 ricette tradizionali codificate a base di “bacalhau”, praticamente una differente per ogni giorno dell’anno, il che è tutto dire! Al forno, alla brace “braz”, con patate, cipolle, uova ed erbe aromatiche. Rinomatissime sono le torte salate “Pasteis de bacalhau” sia calde che fredde. Dove si possono degustare? E’ un piatto popolare dunque in una qualsiasi “tasca”, ovvero trattoria tradizionale dove sovente si gode anche lo spettacolo del fado, per nulla turistico ma molto sentito dai lisboeti non appena si esce dai quartieri squisitamente turistici. Esistono le “marisqueiras” dove tutto è a base di frutti di mare atlantici ed incredibili crostacei, il polpo e riso, le sarde al forno e alla griglia, oppure le note zuppe come la “Caldeirada” con le patate, tutte le ricette avranno sempre una costante: una varietà di razze ittiche di alta qualità come difficilmente troverete altrove. E per pernottare? Il Portogallo ha conservato bene diversi centri storici e Lisbona non è da meno: esiste un gruppo di pochi boutique hotel, gli Heritage Hotels, palazzi storici e residenze d’epoca di dimensioni contenute che garantiscono uno charme e uno stile d’ospitalità degno di una vera casa:  As Janelas Verdes, Heritage Avenida Liberdade Hotel, Hotel Britania, Hotel Lisboa Plaza e il Solar Do Castelo. Con un soggiorno minimo di due notti gli Heritage offrono il biglietto per la funicolare a loro più vicina. Dei cinque questa volta abbiamo scelto il “As Janelas Verdes”(il “Le Finestre Verdi”) si trova accanto al National Art Museum, in un piccolo palazzo di fine Ottocento, ed offre un’atmosfera romantica e calda. Qui trovò ispirazione anche Eça de Queirós, uno dei più famosi romanzieri portoghesi: i dettagli della sua presenza si ritrovano nei tanti oggetti d’arte sparsi per le stanze, nei libri, nei dipinti e negli oggetti che riportano con la fantasia ad altre epoche. Tutte le camere sono soleggiate e vivaci, il Tago è a un passo, in primavera la giornata inizia con un meraviglioso breakfast servito nel giardino, mentre vi godete la tranquillità della Lisbona di un tempo e pregustare la full immersion tudo peixe….

SCHIACCIARE UN PISOLINO CON STILE....A DUBAI

Martedì, 26. Aprile 2016 - 12:19

Di LORENZA VITALIDopo un pranzo pesante, si ha senza dubbio di stare un attimo tranquilli senza gente intorno che parla ad alta voce, ma al momento non esiste una formula alberghiera che consenta di schiacciare un rapido pisolino. Ebbene, le vostre preghiere sono state esaudite, ma solo (per ora) se vivete a Dubai. Il marchio noto per la collezione di salotti nap-friendly , di cui lo studio ha sede in Francia, Smarin  ha recentemente presentato quello che sta chiamando i “Nap Bar”.Il "bar" dispone di cuscini speciali per il pisolino, poncho, ninne nanne originali, tè speciale di erbe rilassanti, alcuni oli essenziali specifici per conciliare il sonno. Fondamentale l’obbligo di scollegarsi da qualsiasi device quindi tutti i telefoni e i pc e tablet vanno lasciati rigorosamente spenti. Attualmente il bar è stato solo un’installazione temporanea in mostra a Dubai, ma lascia la speranza che questo tipo di locale si diffonda in tutto il mondo a macchia d'olio.

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